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Pane e marmellata
I giorni trascorrevano velocemente in compagnia di Dodo. Matricola universitaria, sognava di diventare un ingegnere biomedico, sicuro che la facoltà da lui scelta sarebbe stata la base e la premessa per un futuro lavorativo di successo in un settore in forte evoluzione. Lo affascinava la possibilità di fare ricerca pratica e teorica con lo scopo di migliorare la qualità e le aspettative di vita dei soggetti deboli, utilizzando tutti i mezzi possibili: dalla medicina all’elettronica. Se le macchine avessero svolto una parte consistente del lavoro umano (dalla casalinga all’operaio, dal pensionato all’amministratore delegato) avrebbero tutti sofferto meno stress e malattie invalidanti come quella di sua madre. Pensava soprattutto alle nuove…
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Quattro anni
Quattro anni passati a sfidare mio fratello. Quattro anni in cui lui ha sfidato me. Una partita, un’altra, un’altra ancora. Risultato: lui vince e io perdo. Lui perde a scuola e io vinco. Finiamo pari se si tratta di amici. Sono in svantaggio se ci sono di mezzo mamma e papà. Secondo me lui è il preferito, anche se dice la stessa cosa di me. Come fa a pensarlo, visto che il suo tatuaggio l’ha fatto in un centro Tattoo, dove gli hanno iniettato un omino di subbuteo tutto nero nell’avambraccio sinistro? Ma quella volta, in Belgio, mia madre non poteva perdersi sul serio? Con me ha fatto un sacco…
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Prodromi di primavera
Una primavera sospesa, la tua, la mia, quella di infinita gente. A marzo, sul mio argine, cara Teresa, ho ascoltato il silenzio e non mi è piaciuto. Poi, il nulla. Ma come – dirai – se ti è sempre piaciuto così tanto?Sì, ma questa volta non l’ho scelto io. Non ho scelto liberamente. Non mi è stato neppure imposto. E’ arrivato e si è preso tutto, ma solo per un po’. Non è più il tempo della mimosa, si è dissolto il suo pungente profumo. La stanchezza lascia il passo ad una lacrima che, fresca, scivola sulla guancia arrossata dal sole. In lontananza l’autostrada e, vicino, l’incedere veloce dell’uomo che…
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Innamorarsi a Parigi
Cara Annette,o devo chiamarti Annina?Avevi ragione tu, Parigi vive di mille luci diverse, alcune strabilianti, altre un po’ meno.Ci sono stata, sai, qualche anno fa e ora capisco perché molti se ne innamorino. Mentre l’attraversi, anche se di corsa, riesci a sentirne i profumi contrastanti e quanto cambi la luce da un quartiere all’altro! Sì, scusa, hai ragione, si dice arrondissement, non riesco mai a ricordarmelo. Fatto sta che, a seconda del luogo che percorri, provi la sensazione di attraversare un tunnel temporale: una volta sei nella Francia del Re Sole, un’altra in quella coloniale, un’altra ancora in uno sfavillante cabaret pieno di fumo degli anni Trenta. Sfavillante quanto il…
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Un foglio bianco di quaderno
Davanti a Linda un foglio bianco di quaderno che gradatamente si tinge di blu e si riempie di mille splendidi segni, simboli ed espressione del suo essere viva… 18 DICEMBRE 1990 Caro Dodo,ti scrivo durante l’ultima ora di scuola. Sono esausta, ma contenta perché è andato tutto bene. La proffa di inglese, che tanto per me è arabo, mi ha restituito il compito in classe. Ovviamente, avendo copiato, è andato meglio del previsto. Il proff. Piseroni, ma noi lo chiamiamo Pisoloni per le lenti scure che non toglie mai e lo fanno sembrare sempre mezzo addormentato, non mi ha coccata. Ti assicuro che ho vissuto veri momenti di terrore: non…
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Quanta gente…
Ehilà, salve a tutti! Oh mamma, quanta gente si vede dal podio! Non sembravano così tanti, prima di vincere. Mi gira la testa e le gambe poi… un disastro. Tremano come se fossi nel bel mezzo di una tempesta di neve. Eppure, ci saranno almeno 27 gradi. Mannaggia a ‘sti pantaloncini informi e dalla lunghezza improbabile: al ginocchio. Vorrei tanto sapere chi è quel genio che li ha disegnati. No perché chi li ha scelti per noi donne lo conosco benissimo. Il Presidente della Federazione in persona. Un uomo. Mi chiedo come faccia mia mamma a dire che mi stanno da Dio. Sono larghi e mi abbassano di almeno cinque…
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E poi fu il sole
Cara Teresa, non ho mai anelato tanto un raggio di tepido sole come in questi pochi interminabili mesi. Trovo la dolcezza delle tue parole perfetta per comprendere quanto valore abbia assunto oggi quel quotidiano dato per certo sino all’altro ieri. Come me, non avresti mai potuto immaginare di perdere il delicato sbocciare dei fiori selvatici lungo le rive del fiume. Tutto sembra perso, ma voglio immaginare, come te, che sia solo una momentanea sospensione. Accedo al cloud e navigo tra le fotografie come se fossi un pescatore in cerca di ancorare la piccola barca su un rivo sicuro.Le scorro, lentamente, una ad una, finché un ricordo improvviso rinasce rasserenandomi. E…