Un problema (di) cristallino
Caro Stefano,quale potere magico hanno le parole scritte che talvolta non vediamo? Ma non le vediamo, o soltanto non le percepiamo per timore di verità?
Difficile riprendere a scrivere per altri, quando non lo si fa più per se stessi da qualche mese. Ho sempre vissuto di stimoli visivi, mi hanno sempre guidata, ispirata, rassicurata. Poi, improvviso il buio; l’assenza poco compresa di luoghi vicini e lontani da vivere ancor prima che immaginare e tutta quella nebbia che sale, offuscando l’orizzonte. Offuscando il mondo immaginifico che mi aiutava ad essere reale.
Un ossimoro – dirai. Certo, è in tal senso che sta la sua concretezza. E ora, come faccio ad ancorarmi ancora a quel mondo fatato che è la volatilità della parola scritta, se la nebbia non è più soltanto il limite di una pandemia durata troppo a lungo e se non è neppure lo stato confusionale di uno spirito non più avvezzo ai suoi voli pindarici? Come faccio a tornare se è il mio cristallino ad offuscarsi, quasi io stessi invecchiando prima del tempo? È il mio occhio che ha perso la lucida percezione del mondo, o la mia testa? È la cataratta che aumenta ogni giorno le mie stupide paure, o sono io a cadere nella trappola della cecità cognitivo disfunzionale? Posso chiamare così il groppo alla gola, il battito cardiaco accelerato e l’astenia che sento ad ogni principio di cambiamento?
Quale potere magico hanno le parole scritte nella tua nuova raccolta di poesie, che già dal titolo mi mettono inesorabilmente davanti al mio limite?
Scorro, spalancando gli occhi per metter meglio a fuoco le parole, ogni verso racchiuso ne “Il cristallino di piombo” e penso. Penso… Quale potere magico ha la poesia? E riprendo la penna, anche se non vedo bene. E riprendo le pagine profumate di un libro sul comodino accanto al letto, anche se mi stanco più facilmente. La vista, come la vita, può tornare, se si ricalibra l’obiettivo. Tuttalpiù cambierò lenti per guardare con occhi diversi e ritrovare un mio nuovo giardino di Alice. Perché:
“la felicità è una promessa nella sfera di cristallo.
Un cervello d’ovatta
In cui vedi quel che vuoi.” (dalla poesia Ottovolante)
Ora vedo di nuovo.
Grazie, amico mio.

