Lettere

M(‘)ALLENA

Cara Mallena,

Vorrei la tua opinione riguardo ad un tema che ho creduto a lungo essermi caro. Scriverti m’allena la mente a produrre idee, sostenerle e, se necessario, confutarle. L’argomento di questi tempi mi pare ostico e soggetto, in talune occasioni, a lapidazione da tastiera. Non so se comprendi. Ci separano più di cent’anni, ma proprio per questo credo tu possa aiutarmi a fare chiarezza.

Cosa credi rappresenti oggi il nuovo femminismo? Mi sembra così lontano dalle lotte per i diritti per i quali vi battevate tu, a sostegno degli antichi saperi, e Angelica a sostegno della modernità. Tu, che hai avuto a che fare col corpo femminile nel momento più fragile e al tempo stesso potente della vita intera, come credi sia giusto che si debba difendere, se di difesa si tratta? Parliamo così tanto di tutelare il corpo femminile, eppure siamo le prime a metterlo in mostra. Oggi poi, che è così facile monetizzarlo!

Un click sul cellulare e già hai “fatto soldi” grazie alla propensione feticista di uno sconosciuto che mi auguro non si chiami Hannibal, manco di terzo e quarto nome. Che il motto sessantottino si sia trasformato in “il corpo è mio e me lo gestisco io”? Certamente, ma devo avere innanzitutto rispetto, in quanto perfetto contenitore della mia anima. Quanto esibizioniste siamo diventate? Non è che dietro tutto questo mostrare, si celi, neanche troppo bene, un livello tale di insicurezza da aver costantemente bisogno dell’approvazione altrui? E, allora, via con fotoritocchi (che sarebbe il meno) e microchirurgia estetica; fino magari ad arrivare ad interventi invasivi pur di assomigliare ad un ideale di bellezza spesso irraggiungibile o mai sufficiente. Facciamo del nostro involucro uno scudo, che la maggior parte delle volte non ci protegge affatto. Ho letto da qualche parte una frase che mi è piaciuta molto: esistono persone belle e belle persone. Ecco, nella semplicità di questo pensiero polisemico, si nasconde tutta la confusione valoriale che stiamo vivendo.

Bada bene, mia cara, non sto rinnegando la bellezza in sè, ma la sua forma egoisticamente edonista, che spinge l’individuo a chiudersi in se stesso rimirandosi come un pericoloso Narciso. Pericoloso per sé e per gli altri. Credo si risplenda meglio nell’eleganza del portamento, delle parole che si hanno verso gli altri e in ciò che di utile si fa. Tuttavia, devo essere sincera: non sempre riesco a definire l’utile. Ciò che lo è per me, non è detto che lo sia per te. Vorrei avere ancora i miei libri di sociologia, sfogliarli e rubarne i concetti a me più utili a sciogliere i nodi della questione che ti sto esponendo così grossolanamente, ma li ho buttati anni fa dopo il trasloco dalla città alla campagna. Anche tu e Angelica avete cambiato luogo. Lo so, lo so, non solo quello e per ragioni certamente più complesse della banale ricerca di una casa più grande a un prezzo abbordabile; è a tal ragione che chiedo a voi un confronto sul significato che dovrebbe avere oggi la femminilità.

Mentre scrivo queste poche righe mi chiedo se penserai alla stessa nostra comune amica, quando riceverai questa mia. Un’altra isolana: l’ultima leonessa, fiera sino all’ultimo; come te, ma diversa da te. Per un attimo ho canticchiato qualche nota dei Maneskin. Maledetto vizio di divagare! Eppure, in quale altro luogo poterlo fare liberamente se non tra le righe della fantasia! Come te, ma diversa da te… Due bellezze agli antipodi, entrambe ammirevoli. Tu, selvatica come i luoghi impervi in cui hai vissuto. Lei, sensuale come i palazzi barocchi di una Palermo che fu. A separarvi il blu profondo di un mare che prende e toglie di continuo. Bisogna saperci navigare. Non trovi che vi sia una certa assonanza col mondo virtuale in cui stiamo tutti sguazzando? C’è chi si orienta evitando gli abissi e chi c’annega richiamato da un canto di sirena.

Io? Al momento siedo sulla battigia, osservo le onde e aspetto quella che m’allena a surfare senza annegare.

Aspettando nuove tue, ti abbraccio. Tua affezionata, E.

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