Al cuore
. 18 LUGLIO 1991
Caro Dodo,
scusami per ieri, mi sento proprio una scema. A volte perdo il lume della ragione e non hai torto quando dici che sono una rompipalle.
Ieri, quando vi ho intravisto dalla porta vetri, ho sentito una violenta fitta al cuore e avrei tanto voluto scoppiare a piangere. Sono corsa in casa per non pensare a te. Mi sono persino messa a sparecchiare, con grande stupore di mia madre, con minuziosità e impegno mai visti. Fra una corsa e l’altra in cucina per depositare nel lavello le stoviglie, ho persino incominciato a canticchiare, ma non sono riuscita a scacciarti dai miei pensieri. Scusa, non sapevo fosse Sonia, tua cugina!
L’ho combinata proprio grossa questa volta. Ho davvero avuto paura che non saresti riuscito a perdonarmi. Avevo anche provato a telefonarti due o tre volte, ma tua mamma mi aveva detto che non eri in casa. Mi sono sentita così male. Invece questa mattina mi hai chiamata!
Avrei voluto dirti che ti amo, che sei il ragazzo migliore che conosco, l’unica persona che forse a me ci tiene veramente, solo che le parole mi sono morte in bocca. Mi sono sentita in imbarazzo. Mi spiace, credimi, di essermi comportata così male.
Vorrei lasciarti più libero e non essere così stressante, vorrei non dubitare mai di te, solo che poi i miei buoni propositi se ne vanno sempre in fumo.
Vorrei dirti molte altre cose, ma forse è meglio non aggiungere altro. Domani parto e impazzisco all’idea di non vederti per quindici giorni filati.
18 AGOSTO 1991
Ciao Dodo,
sono appena arrivata. Non resisto. Ho bisogno di raccontarmi. Sono seduta al tavolo di formica del soggiorno e fisso il mare, quella enorme macchia blu, punteggiata qua e là da pescherecci e imbarcazioni militari che da qui sembrano minuscole formichine. Intorno una corona di montagne verdissime che alcuni incendi dolosi fanno somigliare alla testa chiazzata di un futuro calvo. Che tristezza…che gente infame…e tutto per edificare come e dove ne han voglia! Ci bruciassero nelle loro stesse fiamme!
Il sole che filtra dalla finestra del cucinotto illumina tutte le piante grasse di mio padre… L’aeonium, l’Euphorbia e i cactus che esplodono nei piccoli vasi di terracotta mi riportano ai racconti su Atrani di tua mamma: le scorpacciate da vomito di sfogliatelle, il morto in mezzo al viale principale, il fidanzamento voluto da nonna Vincenzina e la “fuitina” dei tuoi genitori… Probabilmente, se tu potessi vedere le stradine in salita di sant’Erasmo, ti sentiresti nella tua costiera, con le sue scalinatelle e le nonne, coi loro sottanoni neri, sedute sull’uscio a tagliare i pomodori appena raccolti, col loro succo dolciastro e oleoso. Una spruzzata di sale… e il sapore del sole si rovescia nella gola, saziando lo stomaco.
Scusami, ma mi ha chiamata papà, devo proprio andare: dobbiamo vederci con un suo amico architetto che abita da queste parti, mi pare verso Torre Scissura, lungo la Flacca, credo. Solo che prima di uscire voglio disfare le valigie, prima che mi si stropicci tutto quanto. Ti racconterò più tardi.
Ciao. Sono tornata. Mi piace, sai, riporre tutto con ordine nel vecchio armadio tarlato della zia: ha un non so che d’altri tempi. Appena scosto l’anta, l’odore pungente della naftalina investe la stanza e ti assicuro che, per me, è meglio di una sniffata di coca (non che l’abbia mai provata, io!). Incredibile, ha conservato alcuni abiti direi degli anni Venti. Uno credo sia in taffetà e l’altro in seta lilla. Davvero strepitoso con quella spilla a cuore tempestata di strass e l’orlo irregolare. Oddio, ma c’è persino un abito da bambina in velluto marrone! Che carino con quei nastrini bianchi e azzurri che tengono stretto un mazzolino di fiori posto in mezzo al petto! Mi sa che era della prozia di papà.
Mi pare si chiamasse Elena. So che era molto bella. La vedo passeggiare leggiadra tra le stanze, sul suo volto tutto il senso di libertà amaramente conquistata alla fine della guerra: eccola, mentre lascia che si intraveda dallo spacco, la calza trasparente, con una studiata sensuale naturalezza. I costumi cambiano e la razionalità lascia spazio alle passioni. Ogni epoca storica è effettivamente contrassegnata da fenomenali e, a volte, poco comprensibili mutamenti. E’ un po’ come giocare a gambero o formica: tante conquiste e altrettanta decadenza. Dall’Impero Romano al Medioevo e poi il Rinascimento… l’Illuminismo e il periodo del Terrore, la rivoluzione industriale e lo sfruttamento del lavoro minorile… Mi chiedo: sarà sempre così?
Tornando alle passioni… prima di cena ho fatto una capatina in una spiaggia meravigliosa. Un piccolo paradiso in terra. E me lo sono pure guadagnato, visto che mi sono fatta ben trecento gradini rocciosi per raggiungerla! Dalla strada non si vede perché è protetta dalle falesie. Camminare sulla tiepida sabbia dorata è come passeggiare su nubi ovattate e l’acqua trasparente attrae anche il più impedito dei bagnanti, come la luce fioca di una lampada fa con le falene. Fiamma, l’amico di mio papà, mi ha detto che una volta era raggiungibile soltanto dal mare, peccato che la speculazione edilizia abbia ormai infestato anche quest’ultimo straccio d’Eden. Lo chiamo Fiamma perché in paese tutti si rivolgono a lui così, secondo me manco loro ne sanno il nome vero.
Caro mio, non ho proprio resistito: l’acqua è vita, energia pura e tra le sue onde, mi sento bene. Forse in una vita passata ero un pesce, non dico uno squalo o un delfino, ma sicuramente almeno una cernia, che avrà, sì, un bel testone, ma simboleggia il coraggio e la ricchezza…azzo! E quanto abbiamo nuotato, sì, perché con me si è tuffato anche lui. Mi piace, sai… non avrei mai immaginato che un tipo sulla trentina fosse così effervescente. Davvero intriganti quegli occhi neri, se non fossi innamorata di te, un pensierino lo farei! Scherzo, scemo!
Mi ha colpito, non tanto il suo aspetto fisico o il fascino della sua professione, di quello sai non mi importa, io amo te e solo te. Mi è piaciuto il suo modo di porsi, la luce che si è accesa negli occhi appena gli ho chiesto se volesse fare il bagno. La marea, per lui come per me, è linfa! Pensa che prima di scegliere architettura era tentato di iscriversi all’Accademia Navale per salire sull’Amerigo Vespucci.
Immagino che un’esperienza simile ti faccia conoscere la profondità dell’anima e degli abissi celati in ogni compagno di viaggio. Puoi prevederne le onde, e conoscerle davvero. Come lo spirito. Un impegno, una missione in cui soppesi forze e istinto di sopravvivenza. Mi pare d’aver letto da qualche parte un’epigrafe che recitava una roba del genere: “scuola di mare, scuola di vita”.
Così abbiamo aspettato la fine del tramonto, quell’incantevole momento in cui il sole sembra sciogliersi come gelato alla fragola sulla linea dell’orizzonte, chiacchierando della nave. Ovvio che ha parlato sicuramente più lui di me, ma io sono rimasta incantata ad ascoltarlo e goccia dopo goccia, mi sono gustata ogni sua singola parola, risucchiandola come si fa con la polpa dei fichi maturi.
So che mi sono dilungata un po’ troppo su di lui, ma mi manchi e questo è il mio modo per condividere con te ogni istante. E poi una cosa in comune, in un certo senso, l’avete pure voi: tra poco ti toccherà partire per Naja e non volevi farla qui a Gaeta?
Un bacio e buona notte, mio piccolo soldatino!
No, non ce la faccio. Lo stomaco brucia come acido muriatico. Non respiro. Devo dirtelo e, ti giuro, vorrei essere morta! Non pensare a me come ad una ruffiana che ti scrive soltanto per farsi perdonare, non è così!
In questo momento ho un gran bisogno di stare con te e scriverti serve proprio a questo: mi sembra di esserti più vicina. Mi rendo conto di aver fatto una cazzata e so anche che dovevo pensarci prima… Se solo si potesse tornare indietro, non partirei più per il mare, sarei rimasta a casa lì con te.
Non odiarmi per quello che è successo, in fin dei conti niente; pensa soltanto a quanto ti voglio bene, a quanto tu sia importante per me! Non ti nascondo di aver provato una certa attrazione per lui, ma… nei miei occhi, così come nel mio cuore, ho sempre avuto soltanto il tuo meraviglioso sorriso. Non gli ho neppure permesso di riaccompagnarmi a casa! Scusami.
E’ stato solo un gioco, uno stupido stuzzicarsi vicendevolmente! Lo sai anche tu che è incredibilmente piacevole corteggiare e farsi corteggiare. In fin dei conti non c’ ho scopato, per dio! E’ vero, l’ho baciato e mi sono inumidita tra le gambe quando le sue dita hanno sfiorato i lacci del mio costume, ma poteva esser lui come uno qualsiasi tra mille… cercavo te e non lui, ma tu eri lontano e il tuo corpo mi mancava tremendamente, ogni giorno più di quello precedente. Presto partirai e io resterò sola… sola, capisci!
Spero che questi ultimi quattro giorni lontana da te trascorrano il più in fretta possibile. Tremo all’idea che per una mia stupidata tutto quello che c’è stato tra noi finisca in granelli di sabbia.
Non è successo nulla o non te ne avrei parlato… Non sono una troietta… Permettimi di aggiustare le cose e farti cambiare idea. Dammi una seconda possibilità…
Domani non ho voglia di festeggiare il mio compleanno. Tanto tu non ci sarai.
Continua mercoledì 17 giugno.
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