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Cammini
Un viaggio interiore tra distrazioni, simboli nascosti e luoghi che diventano rifugi dell’anima. Una lettera al “Professore” per ritrovare il proprio centro, riconoscere i segnali che la vita offre e imparare a salire di livello, poco alla volta, lungo il sentiero della crescita personale.
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Le bugie sepolte nel mio giardino
Cara Ju- ran, apprezzo la tua premura: non ci conosciamo, eppure mi hai scritto. Ti ha messo in allarme un amico, incontrato per caso tra gli scaffali della libreria. Come dargli torto, sono scomparsa improvvisamente. Per me è sempre stata consuetudine prendermi delle lunghe pause, ma lo avevo avvisato. Lui soltanto, così simile a me, solo più sagace. Solo? Talvolta vorrei avere la sua arguzia, oltre alla sua innata dote da autodidatta. Mi chiedo. Quanti libri dovrò masticare prima di raggiungerlo? Inarrivabile, quel “maledetto” topo da biblioteca! Mi sento la volpe che non arriva all’uva. Splendido animale, però; una volta mi ha attraversato la strada, abbagliato dai fari dell’auto. Che…
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Immobile
Cara Alice,mi spiace se ho lasciato trascorrere così tanto tempo prima di rispondere alla tua, ma ormai dovresti conoscermi bene e sapere che, ogni tanto, mi nascondo; scappo, mi faccio piccina picciò, esattamente come te quando addenti il fungo del Brucaliffo. E resto immobile. Quanto è stato scritto sul significato più o meno occulto di quel gesto! Sai che in psichiatria si comincia a parlare di una vera e propria sindrome da inserire nel DSM-5? Sempre che non sia già stato fatto. Non sto parlando degli stati allucinogeni da assunzione di sostanze stupefacenti; mi riferisco ad una sindrome neurologica (?) in cui si altera la percezione spazio-temporale del sé organico.…
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Le parole degli altri
Caro Alex,come stai? Immagino ti sia dovuto reinventare pure tu. Un’altra volta. Ben venuto nel mio mondo, mi sentirei di dirti a questo punto. Vedo che sorridi, allora ci siamo capiti.So che ami così tanto il profumo e la ruvidezza delle pagine, da prescriverle ai tuoi lettori. Prescriverle, quindi, dovrei scrivere “pazienti”. Fa un po’ paura definirli tali? Non direi. Cura la scrittura, dicono, curerà pure la lettura… O no? Personalmente, e spero tu sia d’accordo con me, lo credo. E anche quando non attiva neuroni in più, sa calmare, distrarre, render più… pazienti. Certo che in questi mesi ci è toccato averne tanta di pazienza e, probabilmente, dovremo averne…
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Un ponte di corda
.18 GENNAIO 1992 Ciao Dodo,sto aspettando le dodici e trenta per venire a prenderti e sono qui al Break con Lala.Stupida, ha infilato una monetina nel juke box e selezionato “Perché”, così ora sono più triste di prima. No, non triste, direi incazzata per non essere andata a scuola anche oggi. Certo, la scusa pronta l’avrei, sono andata a fare gli esami del sangue, ma a scuola ci potevo tornare sicuramente, solo che avevo paura dell’interrogazione di scienze.Come sai, ieri pomeriggio ho studiato fino alle diciotto, solo che questa mattina sono andata in panico e non mi sono presentata.Lo so, sono proprio una cretina e in effetti mi sento tremendamente…
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La ragazza nella nebbia
Caro Vogel,mi risulta strano, quanto difficile, scrivere a te. So bene che sei un personaggio di fantasia, ma la nebbia che ti avvolge tra le pagine riesce a renderti tanto nitido da immaginarti vivo. Pare una contraddizione, una sorta di ossimoro della percezione. In fin dei conti, è questo che fanno i libri: talvolta, distorcono la realtà. O l’immaginario? Probabile che dipenda dal lettore. Personalmente, preferisco pensare ad un processo di alterazione del vero. Se intuissi il contrario, avrei paura di confrontarmi col mondo là fuori. Di paura ne ho avuta tanta anche nel tuo universo, paura che possa essere riprodotto nel mio microcosmo.Ho cercato di non pensare, mentre leggevo,…
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Perdere lucidità
.18 DICEMBRE 1991 Ciao Dodo,sono esattamente le dieci e quindici e io sono al Break ad annoiarmi. Non chiedermi perché ho bigiato, non ne ho motivo. Speravo però di trovarti qui.Appena arrivata, ho fatto colazione con un cappuccino ed una brioche tanto per cercare di calmare il terribile mal di stomaco che mi è venuto. Peccato non abbia funzionato. Il dolore va e viene come la risacca marina. Appena dopo le otto e trenta sono arrivati due ragazzi della tua scuola che mi hanno invitato a giocare a carte. Sembravano simpatici, ma non mi andava di stare a chiacchierare con gente che non conosco e poi… si erano messi a…
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Realismo terminale
Cara Elena,mi è giunta or ora, la tua gentilissima lettera. Concordo con te, cara amica, che tra noi si possa passare al tu, mandando a quel paese l’etichetta reale. Temporaneamente, però.A casa stanno tutti bene? Per quel che ne so da tuo marito parrebbe di sì. Ne son contento. Molto.Ho visto che hai appena iniziato a giocare a calciotavolo e parteciperai al secondo torneo on-line di tiri piazzati. Speriamo si torni presto a giocare sul serio: lo scontro diretto è tutt’altra cosa, per chi svolge l’attività in senso sportivo. Mi fa piacere che ti interessi il Realismo Terminale, proverò ad illustrartelo in poche parole.Si parte dalla constatazione che il mondo…
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Principe di Danimarca
Caro Stefano,lo so che non sei il protagonista di un romanzo, ma ti avvicini molto ai personaggi dei libri. Tu sei un personaggio. Il personaggio. Scusate, forse dovrei chiamarvi le Vostre Maestà, dal momento che vi siete incoronati principi di Danimarca. A meno che avervi conosciuti giocando a subbuteo non abbia creato tra noi una certa confidenza. No, non ce la faccio proprio ad usare il plurale maiestatis, che comunque sto utilizzando impropriamente, diamoci del tu ed è finita lì. Sarei disposta a rinchiudermi nelle prigioni del vostro castello, piuttosto che imparare il protocollo reale. Sono donna di provincia, mi piace la pasta col ragù e un bicchiere di vino…
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Al cuore
. 18 LUGLIO 1991 Caro Dodo,scusami per ieri, mi sento proprio una scema. A volte perdo il lume della ragione e non hai torto quando dici che sono una rompipalle.Ieri, quando vi ho intravisto dalla porta vetri, ho sentito una violenta fitta al cuore e avrei tanto voluto scoppiare a piangere. Sono corsa in casa per non pensare a te. Mi sono persino messa a sparecchiare, con grande stupore di mia madre, con minuziosità e impegno mai visti. Fra una corsa e l’altra in cucina per depositare nel lavello le stoviglie, ho persino incominciato a canticchiare, ma non sono riuscita a scacciarti dai miei pensieri. Scusa, non sapevo fosse Sonia,…