Principe di Danimarca
Caro Stefano,
lo so che non sei il protagonista di un romanzo, ma ti avvicini molto ai personaggi dei libri. Tu sei un personaggio. Il personaggio. Scusate, forse dovrei chiamarvi le Vostre Maestà, dal momento che vi siete incoronati principi di Danimarca. A meno che avervi conosciuti giocando a subbuteo non abbia creato tra noi una certa confidenza. No, non ce la faccio proprio ad usare il plurale maiestatis, che comunque sto utilizzando impropriamente, diamoci del tu ed è finita lì. Sarei disposta a rinchiudermi nelle prigioni del vostro castello, piuttosto che imparare il protocollo reale. Sono donna di provincia, mi piace la pasta col ragù e un bicchiere di vino rosso ai pasti. La nouvelle cuisine non so neppure dove stia di casa, figuriamoci le regole del bon ton.
A proposito di regole, dal poco che ti conosco mi pare d’aver capito, caro Stefano Torre, che tu sia un tipo a cui piaccia contraddirle un pochino. È vero che hai a che fare con la sparizione del quadro di Klimt? È vero che sei l’uomo da sei milioni di dollari? Non è che per caso ti è capitato di conoscere Allan Karlsson? No, perché avete la stessa verve, a volte.
Tempo fa sei balzato agli onori della cronaca nazionale per via della surreale candidatura a sindaco di Piacenza, durante la quale facevi promesse abnormi, come quella della costruzione di un vulcano in città, o la realizzazione di un vinodotto, per portare il vino direttamente nelle case, o di abolire la morte per decreto. Magari tu e Allan siete lontani parenti e manco lo sapete.
Ci scherzo su, come fai tu, perché stimo profondamente l’energia vitale e l’impegno che ti caratterizza. Non ti arrendi mai e ti fai beffa della tua distonia, quasi fosse un leggero prurito. Ma non lo è. Hai una storia personale molto particolare, infatti, per curare la tua malattia degenerativa, ti è stato impiantato nel cervello un sistema computerizzato che controlla i movimenti, diversamente in assoluto fuori controllo.
Stefano, sei il cinquantacinquenne irriverente, ma anche l’imprenditore piacentino. Ti sei preso in giro chiamandoti principe, ma ho scoperto che forse, in fondo lo sei. Come tutti i poeti. Un piacere sapere che scrivi poesie e che sei impegnato nel movimento letterario chiamato REALISMO TERMINALE. Hai dato alle stampe una raccolta di poesie, giusto? Le hai scritte nella seconda metà degli anni Novanta e ti sei ispirato al firmamento. Me ne parlerai? Come, spero, mi parlerai del Realismo terminale, di cui conosco ben poco. Mi hai accennato che rappresenta un movimento poetico, artistico e letterario nato dal manifesto redatto nel 2010 da Guido Oldani con Giuseppe Langella ed Elena Salibra.
Recentemente hai partecipato persino alla campagna per salvare il Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, unica realtà del genere in Europa. L’hai fatto a tuo modo, in forma eclatante, arrivando a strappare un libro di Massimo Silvotti, fondatore e presidente del museo stesso. Arma potente la satira! Ovviamente hai attirato le critiche (eccessive?) di coloro che non hanno capito il senso provocatorio del tuo intervento. Ti sei preso pure una sospensione temporanea da Facebook!
A proposito di Social, ho visto che hai un blog personale, www.stefanotorre.it, che ha un discreto numero di followers. Ho dato un’occhiata e, navigando di categoria in categoria, mi sono divertita parecchio. Credo anche che il lato comico della vita non sia sempre facile da comprendere, ma tu riesci a farlo e ti fa onore.
Vorrei che trovassi il tempo di rispondere alla mia lettera per raccontarmi ancora di te e dei tuoi assoluti. Sono certa, che aderendo ad un movimento culturale, tu abbia maturato diverse ed eclettiche visioni filosofiche. O filosoficheggianti? Mi hai proprio incuriosito.
Sono troppo sfrontata se ti chiedo una risposta a questa lettera? Anche per mail, visto che amministri una web agency.
Un abbraccio virtuale. In attesa,
Elena
Continua giovedì 18 giugno.


