Come te la passi?
Caro Allan,
come te la passi? Scusami se non sono passata a trovarti per il compleanno. Sai com’è, non credo che il genetliaco di un lontano amico immaginario, oggi come oggi, rappresenti una ragione valida per varcare il confine.
Pazienza, che vuoi che ti dica… E comunque, a te non piace affatto festeggiare, se non ricordo male. I compleanni col botto ti hanno sempre creato qualche piccola difficoltà. E tutte quelle candeline, poi, neanche ci stanno sulla torta! CAN-DE-LI-NE, leggi bene, non candelotti. Che diamine, fatti operare alla cataratta, no? Prima di combinarne un’altra delle tue…
Amanda come sta? So che è impegnatissima col suo blog, ma se trovasse il tempo di darmi qualche dritta per il mio apprezzerei molto.
Certo che siete proprio facce da libro: sono pochi quelli che alla vostra veneranda età riescono a rimanere al passo coi tempi, a reinventarsi ogni volta e cadere sempre in piedi. Sai che in TV ho visto un centenario un po’ più serio di te (?), immagino, visto che faceva il giornalista, usare il tablet per contrastare la solitudine causata dal Covid? Anche a me piacerebbe contrastarla, carattere introverso a parte, ma vivo in rapporto oltremodo conflittuale con ogni forma di tecnologia che vada oltre il telecomando universale.
Mia figlia, domenica, … Eccolo lì: domenica è il giorno della settimana, non il nome di mia figlia. Lo vedi che è scritto minuscolo? Stai peggiorando, lasciamelo dire. Smettila anche di interrompermi, che tanto ti sto scrivendo una lettera a mano e non stiamo chattando. Manco ci telefoniamo: non lascio il mio numero al primo che leggo, soprattutto se “accompagnato”. Che vuol dire? In una relazione stabile. Anche se sulla stabilità tua e di Amanda qualcosa da dire l’avrei. Anche sulla mia, a volte. Spesso. Quasi sempre. Va bene, sempre. Contento?
Riprendo un attimo il filo… Mia figlia mi ha spiegato che FB non funziona come il mondo reale: non importa a nessuno se ringrazio o commento il post di un amico solo a distanza di tempo o se non lo faccio affatto. No perché, essendo trascorso qualche anno da quando bazzicavo qua e là per le varie piattaforme (aridaje: non ho mai lavorato su una petrolifera), stavo già sclerando per i sensi di colpa. Il top è stato quando, a tavola, mentre si stava parlando di tutt’altro, ho sovrastato la conversazione chiedendomi, e non chiedendo loro, come potevo seguire tutti quanti, parenti, amici, amici dei parenti, amici degli amici, non amici… Un casino. Non so gestirmi nella realtà, figuriamoci nel virtuale!
Mi aveva avvisato Maffei, a suo tempo, spiegando di leaders e gregari, di identità e focus, convinzioni e opportunità. Niente da fare: io non ascolto e manco imparo. Povera me, e povero chi vive con me!
Perché mi sono messa a leggere la tua storia proprio ora? Beh, avevo visto il film nel lontano 2014, mi pare. No, la verità è che è stato un modo per alleggerire i tre mesi di lockdown attraverso le tue rocambolesche avventure. Cerca di capire, alcune persone più giovani di te sono improvvisamente decedute, altre non le rivedrò per qualche settimana ancora, pare. Ridere di te e con te mi è stato d’aiuto.
Senti qua, ma… così per sapere: sei nato prima tu o Forrest Gump? Vi assomigliate, anche se tu sei un po’ più gangster. Ho detto di no, non ci vado a cercare su Google. Ti ho appena spiegato che poi mi ci perdo e tu vorresti che ci andassi??? Più tardi, questa sera, chi la preparerà la cena, tu, al posto mio? Secondo me vi siete pure incrociati da qualche parte, forse quando vi ha ricevuto il Presidente. Quale, non saprei. Se non lo ricordi, lo chiederò a Forrest, sempre che non sia annebbiato dalla demenza senile. Ci starebbe, vista l’età.
Sono sicurissima che il Presidente, ad esempio, si stia ancora chiedendo che fine abbia fatto il tipo davvero simpatico, un certo Allan, col quale aveva alzato un po’ troppo il gomito a forza di innaffiare enchiladas, tacos e tortillas con fiumi di Tequila. Dai, a me puoi dirlo: sei finito a vomitare nel bagno presidenziale col tuo alter ego americano. Confessa!
Uno spasso viaggiare nel tempo e per mezzo mondo con te e il tuo piccolo squinternato gruppo di svitati. Solo il nome del tuo paese di nascita mi fa già sorridere. Non riesco a pronunciarlo – come i mobili dell’Ikea – e continua a ricordarmi lo yogurt che si beve e fa bene alla flora intestinale. Pure quello non è più giovanissimo: è del ’35, ma non scade mai, come te.
Ricordi quando hai criticato il Mahatma? Mi hai fatto crepare dalle risate. Qual’era la tua impressione? Ah, sì: “[…] e in mezzo a tutto questo sedeva a gambe incrociate quel maledetto Mahatma Gandhi, che smetteva di mangiare non appena qualcosa gli dava sui nervi. Che diavolo di strategia bellica era?” (J. Jonasson, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, edizione Bompiani, pag. 210)
Le ultime quattro o cinque frasi della tua storia, poi, sono esilaranti. Peccato non poterle raccontare. Un finale esplosivo, per dirla come te, mio caro Allan.
Un affettuoso saluto anche alla tua signora. Ti prego, se scrivi a Bella, le farà certamente piacere sapere che, se non sa dove lasciare Sonya, da bambina avrei tanto voluto in giardino un T-Rex, solo che pare si sia estinto. Non avrei problemi, quindi, a tenermi un pachiderma. Dovrei solo chiedere ad Athos, il mio segugino, se non gli spiacerebbe condividere il suo spazio con qualcun altro. Solo questo.
Un bacio,
Elena


