Le parole degli altri
Caro Alex,
come stai? Immagino ti sia dovuto reinventare pure tu. Un’altra volta. Ben venuto nel mio mondo, mi sentirei di dirti a questo punto. Vedo che sorridi, allora ci siamo capiti.
So che ami così tanto il profumo e la ruvidezza delle pagine, da prescriverle ai tuoi lettori. Prescriverle, quindi, dovrei scrivere “pazienti”. Fa un po’ paura definirli tali? Non direi. Cura la scrittura, dicono, curerà pure la lettura… O no? Personalmente, e spero tu sia d’accordo con me, lo credo. E anche quando non attiva neuroni in più, sa calmare, distrarre, render più… pazienti.
Certo che in questi mesi ci è toccato averne tanta di pazienza e, probabilmente, dovremo averne ancora per qualche tempo. Per te dev’esser stato difficile, più che per altri. Ami talmente tanto il profumo e la ruvidezza della carta che non credo tu abbia mai scaricato un e-book o ordinato un libro su qualche piattaforma, se non costretto dalle circostanze. Una delle poche, tuttavia, che permette, senza alcun rimorso di coscienza, di tenere il piede in due scarpe. Come chi, come me, continua a scrivere a mano e solo successivamente trascrive sul pc.
Mi piacerebbe sapere come te la sei cavata, impossibilitato a scambiare due chiacchiere. O le hai fatte filtrato da uno schermo? Hai partecipato, come tanti, a delle dirette? Come ti sei sentito? Imbarazzante. A me ne sono bastate due.
Ecco, mi sembra di vederti, mentre spulci nella libreria in cerca della storia adatta a me. Storia che inviti a farmi meno seghe mentali e a vivere ogni momento con maggior leggerezza. Senza chiedersi sempre se sia in grado o meno di fare una cosa, se sia giusto o meno prendere posizione ed esprimere la propria sacrosanta opinione. Opinione, mai verità assoluta. Lo so, avere tale assioma ben presente dovrebbe aiutare. Vedremo. Tu consigliami la giusta lettura e ne riparleremo.
Ricordo la volta che a casa di mio fratello ho bacaiato con lui davanti al suo nuovo lettore e-book. Era entusiasta. Al contrario, io ne rimasi non dico schifata, ma quanto meno perplessa. E dal mio viso contratto si capiva bene.
– Guarda che è come sfogliare un libro cartaceo. Senti il rumore delle pagine? E poi se non ci vedi bene puoi ingrandire i caratteri, cambiare la luminosità, sottolineare e un sacco di altre cose.
Tu che dici, Alex, può un aggeggio hi-tech sostituire un oggetto dalla storia millenaria che è stato emblema dell’alta opera artigianale? E il profumo della carta dove lo mettiamo? Non conta? Sì che conta! Esiste la biblioterapia, ufficializzata come terapia psicologica ed esiste l’aromaterapia. Ricordi il romanzo inquietante di Süskind? Il profumo, l’odore definisce e condiziona ogni cosa.
Sai che a Grasse, inebriate dai getti leggeri di acqua profumata, io e le mie amiche per un attimo ci siamo fissate sgomente ripensando alle scene finali del libro? Dopo di che siamo corse a visitare il laboratorio dove sono state girate alcune scene del film omonimo.
Il potere delle storie sta nel poter rivivere le sensazioni provocate dalle parole degli altri, riviverne i luoghi e trasformare il reale in altro.
Il profumo definisce anche il libro, visto che ognuno emana una fragranza unica e singolare. Varia a seconda del luogo in cui il volume è riposto: una biblioteca odora diversamente da una casa o da una libreria. Per non parlare delle casette per il bookcrossing, degli atri ospedalieri e delle case di riposo, persino dei bar. I libri si trovano ovunque e sanno di tutti noi, non solo delle parole degli altri.
Il loro odore varia a seconda delle mani che li apre, li stropiccia o li affonda nella borsetta. Li bagna… Capita, se si legge in spiaggia o sdraiati in un prato assolato.
Varia a seconda dell’edizione stessa: copertina rigida o brossurata, stampato di recente o datato, in carta bianca, crema, patinata, fotografica o riciclata. Sarà una banalità, ma i libri mica sono tutti uguali, no?
Concordo con chi si lamenta per l’ingombro di alcune opere, soprattutto se si debbono infilare in valigia e si ha a disposizione, per il volo, solo il bagaglio a mano. Il lettore, al contrario, lo infili ovunque e non sei neppure costretto a scegliere che storie portare e quali lasciare a casa. Con calma, giunti a destinazione, si scaricheranno i preferiti. Ce ne sono pure di gratuiti, che non guasta mai.
Eppure, non mi basta. Se abbandonassi la carta, mi mancherebbero una serie di gesti consueti: passare da una libreria o da una biblioteca, sfilarmi gli occhiali, osservare la copertina, capovolgere il volume, leggere la quarta e, se poco convinta, la sinossi. La biografia dell’autore raramente la leggo. Brutto da dire, ma a me proprio non frega. Mi frega delle vicende narrate. Certo che lo stimo, anche molto, ma è la storia che racconta a rapire il mio cuore. Avventure felici, esilaranti o deprimenti, che stimolino la mia immaginazione, che mi permettano di viaggiare in mondi lontani o paralleli e persino di avvicinare il mio inconscio.
Biblioterapia con letture d’evasione, ovvio. È impressionante come si scelgano libri in qualche modo vicini al nostro modo d’essere e sentire, spesso per associazione d’idee, leggendo il titolo o una frase a caso.
Comunque, spiegami come faccio a capovolgere il Kindle, che neppure profuma? Sa solo di alta tecnologia e non mi piace. Lo so, sono troppo radicale, ma non è che mi offendo se tanta gente lo usa o, addirittura, lo preferisce. In casa mia c’è, mio marito lo legge, io no. Tutto qui.
Ti prego di non esagerare coi rimproveri, ti ricordo che pure tu non sei un tipo tanto malleabile e, almeno inizialmente, sembri un pochino narciso e troppo saccente.
Esageriamo entrambi. Potremmo fare un accordo e ricordarci a vicenda di ascoltare di più le parole degli altri. Non credere di esserne così capace, ci devi lavorare come me, anche se sei decisamente più avanti.
Ti ringrazio per la chiacchierata e spero di poterti portare presto a conoscere altri nuovi pazienti. Per ora non è ancora possibile. Forse tra qualche mese. Forse.
Con affetto,
Elena
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