Il cappello del maresciallo
Caro maresciallo Bellomo,
posso darLe del “tu” e chiamarLa per nome?
Caro Nitto, ormai ci conosciamo e posso dire che siamo entrambi della bassa. Del cremonese, intendo, anche se abbiamo entrambi origini meridionali. Non sei siciliano? Ecco, il mio bisnonno era di Lampedusa e mio papà laziale, ma non per via del calcio.
La curva, per lui, è solo un tratto di strada che preferirebbe evitare, visto che anni fa l’aveva completamente tagliata fuori lasciando che l’auto, una vecchia Kadett mille, si ribaltasse, con tutta la famiglia a bordo più una suora, in un campo sperduto a pochi chilometri dalla città.
Ma quale ambulanza? Per un po’ di sangue dal naso. Siamo gente corazzata, noi. Ma va là, va là che a casa passa tutto, altro che chiamare i carabinieri per un sopraluogo. Mica potevamo scomodarti per così poco! Magari eri appena rientrato da Agrigento per seguire il caso del liutaio Arcari e chissà quanto avremmo dovuto aspettare.
E poi non è come al giorno d’oggi, che chiami chi vuoi quando vuoi dal cellulare. Non c’erano i cellulari. Non c’era neppure una cabina telefonica da quelle parti! Siamo sgattaiolati dall’abitacolo calpestando i vetri rotti dei finestrini e abbiamo raggiunto in fila indiana un bar trattoria di cui proprio non ricordo il nome. Una sola telefonata abbiamo fatto: ci serviva un carro attrezzi.
Vuoi sapere cos’aveva dichiarato mio padre appena prima di partire? “Due gocce di pioggia non ci fermeranno sicuramente!”, infatti c’ha fermato l’acquaplaning. Non fa una piega.
Come ho reagito? Per mesi ho viaggiato in macchina ad occhi chiusi, mi sono patentata dopo i vent’anni e ho cominciato a guidare due anni dopo un’utilitaria nuova di zecca, convinta di non potermi mettere al volante di qualcun altro. Ah, dimenticavo: siccome siamo gente corazzata, mi sono spaccata denti e naso. Capito le due gocce di sangue? Forse era bene chiamarti, forse.
Caspita, come al solito mi sono persa in inutili voli pindarici. In realtà ti scrivo per sapere se hai ritrovato il cappello? No, perché sai, chiacchierando qualche tempo fa con un gruppetto di nonni ai quali ho letto la tua storia, mi è stato chiesto se te l’eri cavata e se, per caso, il macellaio “l’era mia chel che stia de front al trumber…? Me el cùnusi. Che fàcia de lùch. Tel set che na’ òolta…” E via a raccontare di questo e di quello con una sagacia e una malinconia tali, da stringere il cuore.

Proprio vero che le tue disavventure, caro maresciallo Bellomo, piacciono ad ogni età! L’uso di periodi brevi e raffinati, la padronanza linguistica, il calibrato uso di espressioni proprie del gergo cremonese e la realtà descrittiva dei luoghi in cui tu e i tuoi compagni vi muovete, rendono il testo fruibile proprio a tutti. Anche a chi, come me, non ha mai amato troppo il giallo e la commedia boccaccesca. Furbo Marco Ghizzoni, la tua penna, ha terminare ogni capitolo proprio sul più bello: due o tre pagine e… tac, si passa ad altro. Allora lasci accesa la lampada del comodino e, invece di dormire, vai avanti nella lettura. Una sera mi sono addormentata con la luce accesa e il romanzo ancora tra le mani.
Devo a te e a Marco se ho smesso di credere all’impossibilità di un legame diretto tra chi scrive e chi legge, tra scrittore e lettore.
Ho sempre pensato che se avessi incontrato la penna artefice delle emozioni che scorrono tra le pagine di un libro, la magia che lo pervade sarebbe scomparsa per sempre. Mi sono ravveduta, ho fatto ammenda e, ogni qual volta mi sarà possibile, cercherò di leggere anche attraverso la voce, il volto e i gesti di chi scrive per me, per noi, per tutti. In fin dei conti è quasi un atto dovuto, oltre che un amabile piacere.
Al momento, però, mi riesce meglio parlare con te, caro Nitto, anche se devo ammettere che di Ghizzoni mi ha colpito immediatamente la loquace disinvoltura, l’uso di un linguaggio chiaro e diretto e l’amore smodato per la cultura, tutta, senza esclusione alcuna. Anche se qualche volta si contraddice un poco lodando troppo gli stili narrativi più classici.
Credo, tuttavia, che la mia sia invidia.
Marco sa passare con nonchalance da classici come Flaubert, Melville, Kafka e Dostoevskij a scrittori contemporanei della stazza di Busi, Chiara, Montanari, Cocco e Vitali, passando attraverso date, edizioni, titoli e statistiche di vendita. Impressionante! Com’è impressionante che io non riesca a ricordare neppure cos’ho mangiato ieri!
Con sagacia, ti racconta cosa significhi per lui scrivere, quale metodo preferisca (perché ogni autore ha il proprio personalissimo modo di trasformare l’ispirazione in un susseguirsi perfetto di parole) e come si svolge la sua giornata.
Ti ammonisce pure, chiarendo che l’arte dello scrivere non appartiene a tutti, anche se chiunque può farlo. E’ impegno serio, al quale darsi con costante dedizione, continua ricerca e progettazione. Il tutto completato e arricchito dalla fantasia. Lo stesso impegno col quale riesce a dialogare di tutto, dalle riforme politiche alla cronaca nera, con quel piglio semiserio che lo caratterizza e che riporta costantemente nel suo stile letterario.
Ho incontrato Marco durante la notte bianca del liceo Manin di Cremona, il “suo” liceo. C’eri anche tu con lui, appoggiato alla cattedra, tra Vitali e Madame Bovary. Vi ho trovati dei carismatici mattatori.
Se lo senti, avvisalo che Altro tiro altro giro altro regalo di Flavio Tranquillo, mio figlio alla fine l’ha letto. Grazie per avercelo consigliato.
Caro Nitto, ora ti saluto, così vado ad ordinare Gli accordi di stradivari. Ecco, non dovevo dirtelo, hai già messo il muso. Non è che sei geloso dell’ispettore Tranquillo? Effettivamente, il commissario Raffa è proprio una gran bella gnocca, ma tu non t’interessavi di un’altra tipa?
Va beh, fammi sapere.
A presto, Elena.
P.S. Quel che ho scritto in dialetto cremonese non so se sia corretto, qualche parola la dico e qualche frase la comprendo, ma riportare per iscritto è tutt’altro. Spero mi perdonerai ed è meglio, anche, che io traduca:
“Non era quello che stava di fronte all’idraulico. Lo conosco. Che faccia da stupido. Lo sai che una volta…”
Per approfondimenti: https://www.ibs.it/libri/autori/Marco%20Ghizzoni


