Lettere

L’arcano

Cara Liliana,
sono preoccupata: non ricevo notizie da tua nipote Irene ormai da qualche tempo. Da quando, cioè, si è lasciata turlupinare da quella ciarlatana di una cartomante… Come si chiama? Marika? Mi sembra che abbia troppa influenza sulla tua adorata nipotina. Non vorrei che dietro la lettura dei tarocchi si celasse qualcos’altro. La nostra, fortunatamente, è una città tranquilla, ma da quanto raccontano, resta custode di oscuri segreti. E di strane, silenziose presenze.

Se non ricordo male la tua famiglia, in passato, è già incespicata in situazioni non proprio piacevoli: non vorrei che Irene si trovasse in qualche guaio. La vostra storia è un mistero che solleva questioni differenti e pensieri disordinati, scoprirne l’arcano non è semplice.

Ho rischiato di perdermi nei vicoli nebbiosi del passato e inciampare, come ho fatto una sera d’estate, tra i sampietrini, rimanendo indietro per non cadere. Qualcuno stava raccontando di un antico convento, poi delle fosse comuni, il vicolo dei bordelli, forse di un assassino e persino di un fantasma. Ma il tacco si era incastrato tra le pietre, mi sono chinata imprecando a voce bassa, per cercare di liberare il sandalo, nuovo di pacca, senza romperlo e la tensione mi ha tappato completamente le orecchie. Un fallimento. Me ne sono rientrata a casa senza scoprire nulla.

Il tacco, però, l’ho sistemato con la stessa colla usata per sigillare il lobo dell’orecchio e tornare a mettere, per qualche ora, gli orecchini che tanto amo. Non gridarmi addosso pure tu, ci ha già pensato Annina; tanto dopo dieci minuti l’adesivo s’è staccato completamente e io sono tornata la serpe di sempre.

Fatto sta che è sparito un dettaglio, un tassello che completi i capitoli. Ho corso un rischio, procedendo nell’indagine senza conoscere ambiente e circostanze, proprio come te.  Sei stata brava nello spronarmi a ricostruire gli eventi come se avessi consultato con te documenti, lettere e stralci di diari da ricollocare cronologicamente.
La ricerca intera dell’accaduto sembra destrutturarsi tra tempi moderni e un lontano passato, per ricostruirsi linearmente soltanto poi. In tal modo l’immaginazione lavora per scoprire quanto appartenga alla cronaca e quanto sia romanzo. Saranno casuali i nomi dei personaggi che ti circondano?

Angelica potrebbe essere in qualche modo la marchesa degli angeli di Anne e Serge Golon? Paulo potrebbe essere un omaggio a Coelho e alla sua passione per l’esoterismo? I luoghi raccontati sono reali?  E la Caserma del Diavolo è la stessa che conosco io? Ho cercato anche il convento, sai?  Ne ho trovato uno anche a Soresina di monastero della Visitazione.

Certo che la tua è una storia dai toni misteriosi e un po’ noir. Si confonde tra carte, verità celate e antichi rapporti familiari, fino a trascinare tutti come fa Caronte.

Sei stata una burrasca, cara Liliana. Possiedi il fascino folle dell’entusiasmo e dell’erudizione, un connubio perfetto, quanto pericoloso. Hai letto Dio di illusioni? Splendido, è vero. Dove si nasconde l’inganno, quando è protetto da un sapere che non sottostà a nessuna autorità? Ti tiene in pugno fino alla fine. L’hai scritto con la penna di Clemenza: “[…] il male aveva blandito e poi assediato, attraverso il sapere e l’orgoglio, le donne della sua famiglia.” E poi ancora. “Invece le forze del male hanno prevalso. Tutto è vano e Dio non è che il motore immobile dell’universo, colui che muove stelle lontane.” (C. Abos, L’arcano senza nome, ed. Caosfera).

Aspetta un attimo. La sapienza, il bene e il male, la sensazione di esser traghettati e le stelle… Tutte le stelle del firmamento. Dante: “E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno XXXIV, 139). L’ho conosciuto, non era l’Alighieri, ma un poeta lo è stato comunque, a suo modo, ogni volta che fermava qualcuno nel parco per scambiare due parole, “puro e disposto a salire a le stelle” (Purgatorio, XXXIII, v. 144).

C. Abos, L’arcano senza nome, ed. Caosfera, pag. 44-45

Clemenza mi ha raccontato tante storie, dall’origine del satanismo nella corte francese, dove spregiudicate dame di corte partecipavano alle prime messe nere per ottenere favori o vantaggi materiali, all’analisi calligrafica moderna.
Postura, movimenti, tono di voce, tutto di lei è in grado di trasformare ogni racconto in una rocambolesca avventura. Una soap che profuma di tinte fosche.

Mi ha spiegato le radici del noto “affare dei veleni”, che condusse all’istituzione della camera ardente, voluta da Luigi XIV per indagare in segreto sulle pratiche demoniache e sulla presunta stregoneria. La settimana scorsa ho visto un docu-film al riguardo. Molte le persone coinvolte: 367 arrestati e 218 tenuti in cella. Trentasei le condanne a morte; 23 gli esiliati, 5 i condannati all’equivalente del nostro ergastolo. Altri furono ammoniti e destinati a continua sorveglianza.

Mi ha parlato di due controverse figure femminili, coinvolte in riti macabri: Marie-Madeleine d’Aubray, la condannata a morte marchesa De Brinvilliers e la marchesa di Montespan, perdonata, invece, dal re. Ho iniziato a guardare la serie che parla proprio di quest’ultima. Lo sai che adoro i film in costume: non tengo il conto delle volte che ho rivisto Marie Antoniette della Coppola.
Degno di nota il processo alla d’Aubray, poiché per la prima volta l’avvocato della difesa cercò di sostenere l’inammissibilità delle prove, oggi uno dei fondamenti della difesa stessa.

A proposito di storie misteriose parigine, hai già finito il romanzo storico di Kathleen Vereecken? Mi piacerebbe rileggerlo.
Ricordo che mi aveva colpito lo stile narrativo moderno. Ben si confà ai misteri che aleggiano tra le pagine e che suddividono la trama in tre piani distinti, eppure perfettamente integrati: la crescita di Leon e del suo innato amore per la cultura (incomincia a diventare ingombrante tutto questo sapere, mi confonde; dovrò chiedere nuovamente aiuto a Firmino per non far strabordare la libreria); la storia dei sobborghi parigini, così distanti dal contesto campestre circostante; il fervore intellettuale di quegli anni, che vedeva Il trattato sulla tolleranza contrapposto a L’Emile. Non è casuale che Leon, il protagonista, sia nato proprio nel 1746.

Un romanzo affascinante, che è valso alla Vereecken il Book Lion 2010, un prestigioso premio letterario fiammingo. Che avesse vinto lo sapevo, ma non ricordavo quando e quale riconoscimento, così sono andata a cercare nel nostro nuovo pericoloso, quanto affascinante, vaso di Pandora: internet.
Dici che potrei scovare anche la reale identità di chi ha raccontato la tua storia, cara Liliana? O resterà sempre per tutti solo Clemenza?

Fammi sapere presto e aggiornami su tua nipote quanto prima.
Con affetto,
Elena

P.S. Il bambino dimenticato lascialo nel cesto dei libri da restituire, così me lo riprendo. Grazie infinite.

Approfondimenti:

https://www.salani.it/libri/il-segno-del-bambino-dimenticato-9788862564755

https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/trattato-sulla-tolleranza-1/

https://www.amazon.it/Emilio-Jean-Jacques-Rousseau/dp/8842070297

http://www.mariagrazialombardi.it/

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