Lettere

Ricomincio da te

Caro Firmino,
ricomincio da te, il mio amico topo, in cui ogni tanto mi specchio. Come te, vorrei ma non posso e, quando posso, mi boicotto.

Entro in un mondo diverso dal mio e ci annego, come te. Eppure, sempre come te, non riesco mai ad abbandonarlo del tutto; non riesco a lasciare le pagine polverose della mia libreria o dei luoghi che fino a poco tempo fa frequentavo. Prima dell’isolamento, prima di ammalarmi; ma non preoccuparti, ora sto bene e posso tornare a chiacchierare con te e i tuoi, che dico, nostri compagni d’avventura.

Tutti abbiamo una storia che, più o meno direttamente, si riflette nelle pagine che raccontano di un topolino, o di Jack, che al posto del cuore ha un orologio a cucù, o di Gaspare con la sua barca nel bosco. O, ancora, di Hélèn, che “avrebbe desiderato, più di ogni altra cosa, essere quella donna.” (Alessandro Baricco, Seta, pag. 99, Ed. Rizzoli).

Non credi, amico topo, che ogni romanzo nasconda una parte di noi? Una parte splendida, nella sua fragilità e potente, nella sua astrattezza. E allora, perché non darle voce? Tu ci hai provato, no? Lo so, lo so… Bisogna essere cauti, ma non sei stanco di portare “sulle spalle il fardello dell’immaginazione mostruosa […]” (Sam Savage, Firmino, pag. 152, Einaudi), ben sapendo che la vita, in fin dei conti, non è altro che un continuo provare e riprovare?

Nella mia testa, come in quella di molti altri, quanti aspetti positivi e distruttivi della nostra personalità abbiamo in comune!  Sai bene, tu, di cosa parlo e, se ti va, approfondiremo il tema tra qualche tempo, quando avrò riletto la tua storia. Ti ricordi? Ti avevo trovato nel mobile tv di mia madre. Un colpo di fulmine. Almeno per me. Non credo tu sia rimasto tanto affascinato da una tipa riccia col setto nasale deviato a sinistra!

Sciocco, non è una tendenza politica. Sarebbe un argomento inutile da discutere: troppo complicato per una come me, ancor più del fuorigioco calcistico.

Non prendertela se, poi, ti ho abbandonato pure io. Dovresti osservare il gesto traditore da tutt’altra angolazione. Sono certa che tu lo sappia fare, esattamente come da cucciolo ti sei sfamato delle pagine strappate dei libri, non potendo succhiare il latte materno.

Ti ho impacchettato per bene – eri così elegante nella carta lucida e tutto infiocchettato con nastri di raso rosso e stelline di plastica dorata – e ho lasciato che una tra le mie amiche ti scegliesse, senza neppure sapere chi tu fossi. Pensaci, è un privilegio: ora puoi raccontare di nuovo, eppure diversamente, la tua intensa e quanto mai bizzarra esistenza. Per contro, hai l’opportunità di osservare e, chi lo sa, chiacchierare un poco con altra gente. Essere immortale non è da tutti, ma tu, topo, lo sei.

Non sto delirando, che cavolo, me lo dici proprio tu che ingurgiti parole ben poco digeribili? Ci sarà al mondo chi, come me, di un libro scorda subito titolo e autore, non ne sa i riconoscimenti, se abbia vinto o meno lo Strega o il Campiello. Se sia da premio Nobel per la letteratura o solo carta straccia, ma adora chiacchierare ad alta voce con Dora Bruder. Questa la so, senza consultare Internet o recuperare il volumetto in taverna, ti ho fregato! Va bene, appena le scriverò, le manderò i saluti da parte tua.

A proposito, è giunto il momento di accomiatarmi: in queste giornate in cui sono forzatamente a casa, verso sera, mi sono messa a leggere del centenario che saltò dalla finestra e scomparve. Si chiama Allan. È un po’ strambo e pure leggermente incontinente. Secondo me lo conosci. Ti saluterò pure lui.

In attesa di una tua, ti abbraccio calorosamente.

Elena.

P.S. La lettera che mi scriverai, spediscila! Non devi mangiartela, come al solito.

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