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Conseguenze
Ho perdonato mia madre per esser stata, per ovvie ragioni, la grande assente durante la finale giocata da mio fratello ai mondiali di Rochefort? Io sì, ma Teo le ha tenuto il muso, mi pare, per circa due mesi, giorno più giorno meno. Non posso dargli tutti i torti, visto che quella piccola Alice persa nel suo mondo – ma guarda te cosa devo mai pensare della donna che mi ha messa al mondo – è riuscita a far perder l’esito della partita pure a me. Strabiliante conseguenza dell’azione irresponsabile e pure un tantino imprudente del mio genitore femmina: l’indipendenza del figlio maschio, il quale ha imparato a sbrigarsela da…
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Grida di giubilo
All’improvviso il Velodromo intero rimbomba delle grida di giubilo di chi ancora stava seguendo la competizione, nonostante l’ora tarda. Nonostante le contrazioni nervose dello stomaco, digiuno da ore.Eh sì, perché, colazione a parte, mentre si gareggia, non è che ci sia anche il tempo o la possibilità di sgranocchiare qualcosina. Magari! E anche se fosse, il regolamento ufficiale vieta categoricamente di mangiare in prossimità dei campi. Bere non mi è ancora molto chiaro se sia consentito o meno, visto che, al termine dei tornei, quando le luci si abbassano, l’eco torna a rimbalzare tra le pareti della palestra e gli accompagnatori scalpitano per rientrare a casa, sotto i tavoli da…
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In finale
In finale, finalmente!– Grande Teo, sei in finale! Tra poco cominci la partita. Carico, ok?– Come no, sono sfinito, però mi sto divertendo un bordello. Sono stato fortunato: fin ora, mi sono scontrato con gente del mio livello…, ma la finale è tutt’altra roba.– Ma pensa che figata se ti portassi a casa la coppa del mondo… Senti, ora provo a chiamare mamma. Non è ancora rientrata e rischia di perdersi la partita.– Come se le importasse… Stava ridendo, mio fratello, lasciando in sospeso un pensiero pronunciato ad alta voce. Aveva strizzato gli occhi a mezza luna, abitudine in comune con me e caratteristica di famiglia che permetteva di intuire…
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Arrendersi mai!
Arrendersi? mai! Quando Alice aveva lasciato la palestra in cui stavano gareggiando i figli, il border stava chiamando il secondo tempo dei quarti. Teo aveva schierato la squadra grigiorossa in posizione d’attacco, per nulla preoccupato di trovarsi di fronte ad un gigante del calciotavolo spagnolo. Lo sguardo sereno e le labbra appena sollevate in un sorriso divertito avevano lasciato intendere alla madre che allontanarsi per bere una birra trappista o un caffè annacquato con le amiche fosse una gran bella idea. Era stufa marcia di starsene seduta in bilico su una trave per ginnaste, collocata a mo’ di spalto in un angolo della palestra. Alle otto del mattino i pochi…
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Quattro anni
Quattro anni passati a sfidare mio fratello. Quattro anni in cui lui ha sfidato me. Una partita, un’altra, un’altra ancora. Risultato: lui vince e io perdo. Lui perde a scuola e io vinco. Finiamo pari se si tratta di amici. Sono in svantaggio se ci sono di mezzo mamma e papà. Secondo me lui è il preferito, anche se dice la stessa cosa di me. Come fa a pensarlo, visto che il suo tatuaggio l’ha fatto in un centro Tattoo, dove gli hanno iniettato un omino di subbuteo tutto nero nell’avambraccio sinistro? Ma quella volta, in Belgio, mia madre non poteva perdersi sul serio? Con me ha fatto un sacco…
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Quanta gente…
Ehilà, salve a tutti! Oh mamma, quanta gente si vede dal podio! Non sembravano così tanti, prima di vincere. Mi gira la testa e le gambe poi… un disastro. Tremano come se fossi nel bel mezzo di una tempesta di neve. Eppure, ci saranno almeno 27 gradi. Mannaggia a ‘sti pantaloncini informi e dalla lunghezza improbabile: al ginocchio. Vorrei tanto sapere chi è quel genio che li ha disegnati. No perché chi li ha scelti per noi donne lo conosco benissimo. Il Presidente della Federazione in persona. Un uomo. Mi chiedo come faccia mia mamma a dire che mi stanno da Dio. Sono larghi e mi abbassano di almeno cinque…
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Silenzio sugli spalti
– Silenzio sugli spalti! O verrete penalizzati! Torniamo immediatamente seri, ognuno nuovamente affaccendato nelle proprie cose. Albi torna a smanettare sull’iPad per terminare una versione di greco; io riprovo a connettermi col cellulare per scoprire finalmente come potrebbero andare le cose. Tanto epica l’ho già studiata e i problemi di algebra sono una stupidata, che posso fare una volta rientrata a casa. Potrei persino risolverli in macchina mentre mia mamma, coi suoi tempi, mi porta a scuola, tanto a cento metri dal semaforo giallo lei inizia a frenare! Mezz’ora per fare tre chilometri. Poi, quando si immette in tangenziale sembra Schumacher. Non ho parole. Tra una divagazione mentale e l’altra,…