Amnesia
Cara Dora,
ti saluta il nostro amico Firmino, il topo. Gli ho scritto ieri, ma conoscendolo nutro qualche dubbio sulla possibilità di ricevere una risposta.
Conosci anche tu la sua ingordigia?
Con l’età credo di essere diventata relativamente nostalgica, forse perché la mia memoria, non proprio brillante, riesce con maggior facilità a fissare accadimenti del passato e meno del presente. Scrivervi mi riporta ad un tempo in cui avevo meno paura di mostrarmi e realizzare, semplicemente per il gusto di farlo, piccoli progetti al di sopra delle capacità personali: gli incontri in alcuni gruppi di lettura, la scrittura, le presentazioni, persino la realizzazione di una semplice biblioteca usufruibile anche da chi ormai non riesce più a leggere da solo. Tutto questo mi manca, perché mi mancano le persone che li hanno resi possibili.
Come ho scritto a Firmino, mi sono allontanata da tutto per risolvere alcune questioni e so di aver fatto bene. Un lungo periodo sabbatico per capire cosa conti della mia esistenza e cosa lasciarsi alle spalle. In famiglia dicono che sono “fuori dal tempo”, eccessivamente analitica, ma sto imparando a “töla sö dulsa”. Vuol dire accettare gli imprevisti con maggior leggerezza.
Ci riuscirò?
La tua, di memoria, è più pesante e ben più complicata. Mi fa ancora paura. Della tua storia avrei voluto saltare volentieri alcune pagine, ma, consapevole del lavoro certosino svolto, le ho lette tutte. In fin dei conti, la scrittura di Modiano è un modo diverso da quella di Levi, di Edith Bruck e ti tanti altri non meno importanti testimoni dell’orrore, di strappare all’oblio la crudeltà (dis)umana. Opinione personale, concordo con te, che me lo sottolineeresti subito, rispondendomi per corrispondenza.


Memoria storica, memoria collettiva e ricordi personali…La tua Parigi, la Parigi della guerra e la Parigi in cui il tuo pigmalione ha vissuto, portandosi sulle spalle un bagaglio scomodo eppur prezioso.
Mi chiedo se, nel ripercorrere quelle vie in cerca di qualche tua testimonianza, abbia provato l’identica stretta al cuore, il mio stesso disagio sentito davanti alla casa, troppo a lungo evitata, della mia cara nonna materna. Tutto ciò che facciamo, in un tempo certamente variabile, ci porta a realizzare quelle che sono le nostre predisposizioni o i nostri desideri inconsci e si ricollega al nostro passato familiare.
Sfoglio le pagine e mi rendo conto che veramente nulla accade per caso, forse esiste davvero un filo sottile che lega gli eventi e un tempo ad un altro. Mi sembra che si vada oltre la rievocazione emotiva e persino storico – topografica, rispondendo ad una banale domanda che tutti prima o poi ci facciamo: “Sarà una coincidenza?” Probabilmente no, se anche lui scrivendo il romanzo “Viaggio di nozze” vi ha lasciato scivolare piccoli dettagli che, inconsapevolmente (?), lo hanno condotto a te. Forse mi sbaglio, ora quelle pagine le ho solo sfogliate velocemente, mentre l’intero libretto l’avevo letto nel 2014, su suggerimento di una cara amica, che ora posso ringraziare di nuovo. Al contrario di me, lei sta attenta alle classifiche, al tipo di edizione, alle novità del momento. Si aggiorna. Io resto perennemente indietro. Mea culpa.
Penso al libro “Miracolo a Sant’Anna” di James Mcbride e alla domenica che ho trascorso in quei luoghi martoriati, per poi scoprire da mio padre che, all’epoca dell’eccidio, la sua famiglia stava scappando da Roma a piedi, attraverso gli appennini. In quasi quarant’anni non ne ha mai fatto cenno, non a me, perlomeno. Solo l’estate scorsa mi ha raccontato tutto, ma non voglio rattristarti, aggiungo soltanto che, se ne avessi la possibilità, rivedrei completamente il rapporto freddo e distante avuto con i nonni paterni. Forse mio padre ha avuto la stessa riluttanza di cui Levi parla largamente in “I sommersi e i salvati”? A tal proposito è splendida l’espressione di Modiano “…cemento color amnesia…”ad indicare il desiderio, non solo amministrativo e urbanistico, di cancellare case, palazzi, strade di un trascorso follemente scomodo. Gliel’ hai suggerito tu?
“E poi ho appreso che […]” tutto questo ricercare, documentarsi, incastrare una casella nell’altra si trova, per altri scopi, nel piroscafo del Galata, il museo del mare di Genova. In fila, come emigranti italiani dei primi del ‘900, ho ricevuto una sorta di passaporto provvisto dell’identità, più o meno fedelmente ricostruita, di un imbarcato dell’epoca, potendone ricostruire il puzzle di un esistenza precaria. È allora che non si smette più di voler sapere chi siamo stati e chi diventeremo.
Oggi ti chiedo di rassicurarmi, tu che hai così tanta forza, tu che hai vissuto l’indicibile, sussurrandomi che non ci sarà più alcuna “amnesia color cemento”, anche se la quotidianità dovesse restare come ora per sempre. E mi auguro proprio di no!
Un abbraccio, mia cara piccola Dora.
Tua affezionata Elena.
Immagine di copertina: “La Main divine” (Elancourt, Francia), opera di Klaus Schultze, detta dagli abitanti del luogo “l’homme couché”.


