Lettere di Linda

A piedi nudi

Un giorno, poi una settimana; un mese, e finalmente la primavera, così sospirata, così attesa e voluta con la stessa intensità che precede lo scarto della carta organza color pastello che tiene prigioniero l’uovo di cioccolato, nascondendone la squisita prelibatezza alle bocche, già spalancate, dei più piccoli. La gioia dopo l’attesa. L’appagamento dopo il desiderio.

Non è più così per i grandi, che a tavola, per Pasqua, continuano ad assaporare, senza convinzione, le succulente preparazioni che incedono senza sosta nei piatti di porcellana CAM, in bella mostra come tanti soldatini impettiti nelle loro uniformi sgargianti, nel tentativo di restituire lustro a quel che resta dell’eredità dei bisnonni. Altri tempi… sì, altri tempi.

Lia sta a metà, sospesa tra l’essere tenero germoglio e un ricco mandorlo in fiore. In questo periodo dell’anno tutto le appare più vivo, più colorato e i polmoni le si riempiono di tutta la forza vitale che riescono a strappare alla natura. Non esistono più convenzioni e paletti da non oltrepassare. Correre a piedi nudi per poi rotolare avvinghiata a lui sulla sabbia che costeggia il placido fiume diventa un gioco emozionante. Non importa se poi si finisce rovinosamente nell’acqua troppo fredda per esser scaldata dai pochi raggi di sole che, ad intermittenza, fuoriescono dai cirri alti nel cielo.


18 MARZO 1991

Ciao Davide,
come ti senti? Spero che la febbre ti sia passata o che perlomeno sia diminuita! Un po’ troppo freddo il fiume, vero?
Scriverti per me sta diventando un vizio. Mi piace molto e poi è un modo come un altro per ricordarti che ti voglio bene, anche se dovresti ormai saperlo.
Premetto che se tu dovessi trovare le mie lettere troppo noiose, banali, monotone o stressanti, me lo dovrai dire immediatamente perché non ho nessuna intenzione di romperti le scatole…
Beh, non è proprio così che avrei dovuto dirtelo, ma un modo diverso non riesco a trovarlo. Forse dovrei prendere ripetizioni di italiano…!

Sai, in questo momento mi manchi da morire, eppure non ci vediamo soltanto da ieri pomeriggio! In questo momento vorrei essere abbracciata a te e guardare i tuoi bellissimi occhi verdi che tanto invidio! E come vorrei, vorrei…

Tutto questo mi spaventa enormemente: come si possono provare sentimenti tanto forti per una persona che si conosce così da poco tempo?
Vorrei essere lì con te e invece sono qui, seduta al tavolo del soggiorno aspettando di andare a dormire mentre mia nonna lavora a maglia!
Credevo che, trasferendomi per un po’ da lei, lontana dalle urla di casa mia, mi sarei concentrata di più sulla scuola, ma mi sono sbagliata. Non riesco che a pensare a te e ad ogni momento che trascorriamo insieme.

Ho messo le violette che hai raccolto per me, in un bicchiere sul mio comodino così, quando mi alzo al mattino posso fantasticare di essere ancora con te sdraiata nel tuo giardino sotto i rami del salice piangente. Si sono un po’ riprese, sai.

Caspita, volevo studiare dopo cena e invece…Ma perché mi comporto così? So bene che questo è l’ultimo anno, che poi ho finito e se voglio posso cercarmi un lavoro, eppure…continuo a fare la bambina evitando ogni responsabilità!
Quanto vorrei essere più matura, anche nei tuoi riguardi…

Quando ieri mi hai detto che ho un carattere molto particolare, difficile da comprendere, ma che tu ti sei adattato a me, beh, mi sono sentita soffocare… Sono tanto egoista da non accorgermi di ciò che vuoi tu? Ho sbagliato a chiederti di smettere di fumare, di chiamarmi tutti i giorni e di passare tutto il tuo tempo libero, o quasi, con me?
Oddìo, non me ne sono resa conto…Perdonami… Cambierò.

18 APRILE 1991

Ciao Amore,
come stai?

In questo momento è probabile che tu sia in albergo a cenare visto che sono le venti e trenta. Non male però giocare a scacchi se i tornei ai quali partecipi si svolgono un po’ in tutta Italia! Chianciano Terme poi è molto rilassante con le sue passeggiate nei parchi intorno al paese. Formano un delizioso anello, come una ghirlanda di foglie e fiori dalle mille forme che adornano case e palazzi.

Posso immaginare gli splendidi colori autunnali e le tante varietà di verde primaverile che ricoprono i rami dei faggi, vedo le ghiande che spiccano tra le foglie delle querce e cascate di minuscoli fiorellini gialli che tempestano le fronde del castagni come scintillanti fuochi d’artificio. Mi sembra di percepire tutto l’odore di questa natura che non teme l’incedere dell’asfalto e il lezzo delle ciminiere, si insinua attraverso i pori della mia pelle e mi faccio, cardo, altea, pungitopo, raperonzolo per raggiungere, come polline invisibile trasportato dal vento, le tue larghe spalle e adagiarmi su di esse come un’impalpabile farfalla.

Comportati bene, mi raccomando… Chi lo sa quante donne in déshabillé ti passeranno davanti rientrando in camera. Se non sbaglio, al di là delle terme che costellano il paese, ogni albergo possiede il proprio centro benessere… Ah, ah, ma tanto sarai troppo stanco e col cervello fuso a forza di pensare alle diverse posizioni, sicuramente non del Kamasutra, ma di Lucena o di Philidor, l’arrocco o la cattura en passant. Solo i loro nomi mi fanno già venire il mal di testa!

Io ho appena finito di studiare chimica, ma i polimeri avanzati proprio non mi entrano in testa, troppe sigle e nomi impronunciabili, acetobuttirato, poliammidiimmide, policlorotrifluoroetilene, sicuramente nella mia vita capiterà spesso di utilizzare i sopra citati termini: “Carissima… ottima l’insalata, ma per caso la condisci con dell’acetobuttirato?” Oppure: “L’altro giorno sono stata dal medico perché non stavo bene. E’ saltato fuori che ho una leggera forma di poliammidiimmide. La cura? Ma ovviamente del policlorotrifluoroetilene, in supposte però!” Cazzarola, ma non basta sapere che indicano alcune materie plastiche e gomme sintetiche? Follia, pura follia. Neanche ci diplomassimo in chimica industriale.

Mi sorge il dubbio che il prof. Floriani lavori a tempo perso per qualche industria farmaceutica e faccia sperimentare a noi nuove formule magari per scoprire l’elisir di lunga vita. Sai, non è più tanto giovane e il suo viso incomincia ad assomigliare sempre più alla fitta ragnatela di un grosso ragno… Comunque, tornando alle pagine da studiare, se non riesco a recuperare il cinque che ho preso la volta scorsa, mi sa che l’ammissione agli esami me la posso anche scordare.

Pazzesco, sei via da un solo giorno eppure sento la tua mancanza, neppure ti fossi trasferito a Manchester! Lo so che tornerai tra due giorni, però non posso farci niente: vorrei che tu fossi qui con me.
Lunedì scorso, quando sei partito, sono corsa in camera mia a piangere. Non ti ho neppure salutato, scusami.

A mezzogiorno, quando ho ricevuto la tua telefonata, ho provato una gioia indescrivibile che però è svanita subito dopo, quando ho appoggiato la cornetta al ricevitore, come la fiamma di una candela che, improvvisamente, viene spenta da una raffica di vento.
Ho ancora in testa le tue ultime parole prima di riagganciare “Ti amo tantissimo”.

Ho pianto… perché ascoltandoti mi sei sembrato così diverso, più adulto e forse un po’ più lontano da me, non so se riesci a capire. L’altro giorno in pizzeria mi hai ringraziata per averti convinto a smettere di fumare, ma la scelta è stata tua. Tu hai buttato via le ultime due Marlboro, capendo che la tua salute vale mille volte di più della pseudo aria da duro che una sigaretta in bocca può dare!

Non te l’ho detto quando avrei dovuto, forse per timidezza, ma sei straordinario.
Nonostante la malattia di tua madre non ti sei mai lasciato deprimere, ma hai sempre cercato di combattere. Non dev’essere semplice convivere con una persona schizofrenica. Ti ammiro dal profondo del cuore e ti voglio molto bene.

Ti aspetto con ansia.
Un bacione dalla tua stramega esagerata ranocchietta.

Continua mercoledì 27 maggio.

E tu, piccola Linda, sei pure tu una sperduta barca nel bosco? Sognavi? Desideravi una vita diversa? E i tuoi genitori? E Davide e i suoi amici?

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