Le più belle lettere d'amore
Lettere di Linda

Dovrei studiare

.18 MAGGIO 1991

Caro Dodo,
in questo momento dovrei studiare, solo che, come al solito, non ci riesco… non ce la faccio proprio! Ti giuro, scoppierei a piangere se questo potesse risolvere tutto. Ho davanti a me tutto quel che serve: libri, fotocopie, appunti, mi sono persino segnata su un foglio le innumerevoli pagine che dovrei cercare di imparare, eppure tutto questo non serve. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto mi impongo di metterci dell’impegno e tutte le volte è un completo fallimento.

Com’è possibile che fino all’anno scorso ogni cosa fosse così semplice? Al di là dei libri per me non esisteva nulla, non volevo esistesse nulla. Studiare era il mio salvagente dall’orrore in cui era sprofondata la mia famiglia per poterla riscattare. Il fatto di conoscere sempre di più, di riflettere, di ragionare, di cercare e ricercare rappresentavano tutto ciò che desideravo maggiormente. Poter diventare una donna colta, consapevole della propria intelligenza ed in grado di utilizzarla nel migliore dei modi era per me il massimo delle aspirazioni. Che sogno diventare la Simone De Beauvoir del prossimo millennio…

È pazzesco che tutto sia finito così miseramente in pochi istanti. Ho gettato via almeno sei mesi della mia vita ed ora non riesco più a tornare indietro. Probabilmente, se tu leggessi veramente questa lettera, mi prenderesti per pazza, eppure…Vorrei che questa passione che divampa così ferocemente nel mio cuore non mi divorasse come, invece, sta facendo.  E mi chiedo se tutti gli amanti del mondo vivono le mie stesse ansie, le mie stesse paure o sono capaci di dominare ogni dubbio sul proprio destino…



La mano incerta di Lia strappa il foglio di quaderno con fare fulmineo lanciandolo accartocciato nel cestino sotto la scrivania.
– Canestro!

Grida sottovoce per non attirare la curiosità di mamma e papà che ancora non sono usciti per andare al lavoro.


Rosi, sua madre, se ne sta immobile rannicchiata sul vecchio divano di velluto amaranto, fissando inebetita il vuoto. Non muove un muscolo, sembra una statua di cera. L’ennesima piazzata di Bruno, il suo caro ex marito, ha lasciato il segno e lei già immagina i commenti dei vicini che hanno allertato i carabinieri, sentendo il fragore dei vetri rotti e le bestemmie lanciate da un pazzo scatenato.
Le si accavallano nella mente centinaia di pensieri disparati: chi pagherà i danni del portone? Ci sarà un articolo sul Gazzettino Provinciale? Metteranno i nostri nomi? Cercherà ancora di portarmele via? Le ragazze avranno sentito tutto? Avranno paura? Dalle camere non si sente nulla, forse dormono. Dovrei andare da loro? Devo davvero denunciarlo? E se non siamo più al sicuro? In tutto questo turbinio mentale, solo le calde dita di Gianni, che le sostengono il viso con lo stesso calore di una buona tazza di caffè fumante, riescono a sciogliere l’antico rancore e riportarla al mondo, certa che quel bastardo non riuscirà mai a portarle via l’amore che ogni giorno riscalda la sua piccola casa di via Del Sale.

Le giornate di Lia trascorrevano così, chiusa in camera per paura di quello che poteva trovare fuori: mamma che piange, la cucina ancora sporca alle quattro del pomeriggio, l’odore nauseabondo della colla di coniglio di sua sorella, l’assistente sociale chiamato da qualche vicino un po’ troppo invadente, o peggio, il suo genitore biologico con la sua nuova maschera di cera che vuol portare tutti fuori per far pace. Perché nessun ordine restrittivo? Si chiede l’ormai arrendevole diciassettenne, tamburellando nervosamente le dita sulla scrivania.

La maggior parte del tempo se ne sta seduta a scarabocchiare cuoricini o scrivere lettere all’unica persona che crede non la giudicherebbe mai, come invece fanno gli adulti intorno a lei. Fin troppe volte persino il suo professore di letteratura, si è dato la libertà di urlarle contro sbattendo rovinosamente il pugno contro la lavagna.

– Sei un’emerita testa di caz… Come si fa a buttar via un cervello come il tuo! Per chi o per cosa poi? Dov’è finito tutto l’idillio culturale che con me avevi creato??? Finirai a rammendare i calzini di tuo marito, se vai avanti così!!! E pensare che se tu volessi potresti essere una nuova Oriana Fallaci o una nostrana Marguerite Yourcenar. Vai al posto e se la prossima volta non saprai farmi un’analisi più che approfondita delle “Memorie di Adriano” ti metto sul registro un bell’ inclassificabile!

Non si era resa conto che ormai era caduta in un mulinello ancora più pericoloso dei tanti che osservava quando con la sua bianchi verde smeraldo passava lungo le sponde del fiume. Non vedeva l’abisso nel quale ogni giorno sempre più velocemente veniva trascinata.
D’altronde era così divertente, tornata da scuola, correre in cantina, con un boccone di pizza ancora in bocca e i libri sotto il braccio, prendere la bici e l’Invicta per raggiungere la spiaggia e fare un bagno di sole. Ogni raggio tiepido che raggiungeva la sua pelle riusciva a renderla più sicura. Le sembrava che quel tepore avvolgesse il suo fragile corpo in un’armatura dorata in grado di renderla invincibile. Solo allora pedalava verso il centro per raggiungere Dodo e gli amici che avevano appena finito di lavorare.

Così non fu certo una sorpresa quando sul tabellone scrostato, Linda lesse accanto al suo nome “IMMATURA”. E mentre Silvia ed Emma tiravano un sospiro di sollievo per non aver avuto la stessa sorte, lei non poté far altro che voltare i tacchi e andarsene.

Continua mercoledì 3 giugno

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