Al bar
Racconti del mio Re Leone

Effluvi alcolici

Che c…avolo, ma dove siete state fino ad ora tu e le tue amiche?
Ringhio astiosa nell’orecchio di mamma, strattonandola per un braccio e trascinandola al bar del Velodromo senza troppo sforzo. Ci facciamo largo nella calca sudata e pure leggermente nauseabonda che circonda i campi da gioco. Non capisco se mi dia fastidio l’odore acre di sudore o gli effluvi alcolici della trappista che tutti quanti tracannano al posto dell’acqua.

Non sono certa che, da queste parti, i rubinetti siano sobri. Mi sa che il colore azzurro su di essi stia per birra e il rosso per vino. Volendo della minerale, la si prende al torrente. Che poi una bottiglia di naturale ha un costo assurdo! Ci credo che di astemi se ne vedono pochi in giro!
Come caspita fanno qui ad eseguire tiri tanto precisi, con tutte le taniche di ambrata che si ritrovano nello stomaco? Mi sa che dovevo berne un po’ pure io, magari sarei riuscita a restare in gara…

Giunte davanti al bancone, mia madre Alice appoggia la mano sulla spalla di un tizio mai visto prima. Che fa? L’è andato di volta il cervello? Metti che quello sia uno svitato, poi tocca chiamare papà e la situazione potrebbe degenerare. Era meglio che se ne stesse in giro ad inseguire il Bianconiglio o a bere una tazza di tè dal Cappellaio.

 E, invece, l’uomo si gira. Sembra riconoscerla. Spinge di lato altri due, coi quali stava chiacchierando, e le offre un caffè all’italiana. Non capisco, fino a pochi minuti prima lo si poteva avere solo annacquato, ora persino espresso?
– Grazie, molto gentile, – gli risponde lei. Quindi continua, indicando me e mettendosi in modalità
#mammastraorgogliosadellafiglia
#tuttomeritodimammatantabellezza
#talentoeintelligenzatuttidasuamadre,
– Ecco l’amore della mia vita. L’altro amore della mia vita sta giocando la finale. Trovo sia molto portato, credo che farà strada.

Non ci siamo, è completamente andata. Mi sta facendo fare una gran bella figura di merda. Speriamo che il tizio non abbia capito una sola parola. Se non è del posto, non sarà di sicuro italiano, ne sono sicura.

In questo momento vorrei essere invisibile per l’ennesima volta nella mia, per ora, brevissima vita. Deglutisco, stringo nel pugno una delle miniature che porto sempre con me e mi sforzo di sorridere. Si capisce che manco di spontaneità. Non importa, tanto fa parte dell’immagine che i grandi hanno dei ragazzi.
– Piacere di conoscerti, Giulia.

Alt, il tipo sa pure come mi chiamo!
Panico. Devo far andare le meningi a velocità warp. Si vede che da bagola i miei mi nutrivano a latte e Star Trek! Niente panico. Ragioniamo.

Alice si è allontanata dalla palestra con le sue amiche, mio fratello non riesce a contattarla, all’improvviso torna con il viso arrossato e una strana luce nello sguardo, chiede indifferente come sta andando la partita e si mette a bere un caffè in compagnia di uno sconosciuto che, evidentemente, tanto sconosciuto non è.
Piacere, dico io. Insomma, non così tanto.

-Scusa mamma, ma quindi dove sei stata con le tue amiche?
– Nel bosco.
È matta. Sul serio. Crede di essere stata nel paese delle meraviglie.
Ah sì, ed era buono il tè? Chi ve l’ha preparato, il Cappellaio matto?
– Cretina. No, abbiamo assaggiato i Coccoretti che ha preparato Jean.
… che ha preparato. Il panico è tornato.

Continua lunedì 29 giugno.

Cosa leggo?

http://www.stic.it/tos_fanucci.html

https://www.calcioinminiatura.it/

https://www.calciotavolo.net/2020/06/20/intervista-esclusiva-a-saverio-bari/

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