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Arrendersi mai!
Arrendersi? mai! Quando Alice aveva lasciato la palestra in cui stavano gareggiando i figli, il border stava chiamando il secondo tempo dei quarti. Teo aveva schierato la squadra grigiorossa in posizione d’attacco, per nulla preoccupato di trovarsi di fronte ad un gigante del calciotavolo spagnolo. Lo sguardo sereno e le labbra appena sollevate in un sorriso divertito avevano lasciato intendere alla madre che allontanarsi per bere una birra trappista o un caffè annacquato con le amiche fosse una gran bella idea. Era stufa marcia di starsene seduta in bilico su una trave per ginnaste, collocata a mo’ di spalto in un angolo della palestra. Alle otto del mattino i pochi…
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Una volta ho creduto
Cara Teresa,come te ho creduto, e credo ancora, che tra i poteri di un libro ci sia la capacità di modificare le nostre sensazioni, talvolta persino le più radicate convinzioni. L’inchiostro viene assorbito dalla carta nello stesso modo in cui un dolore, nostro o di altri, viene compreso e custodito nel nostro cuore. Diviene parte di noi. Mi confortano le tue parole, riescono ad infondere nel mio animo il desiderio di trovare serenità anche di fronte alle barriere. Allora, forse, oltre quel vetro, la distanza si annulla per lasciar spazio alla dolce contemplazione e al maturo amore. Una volta ho credutoche la sofferenza fossesolo di una parte,ma i libri questom’hanno…
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Fare il Premier
Caro Mattia,come stai? E’ trascorso qualche anno da quando, attraverso le pagine di un libro, dialogavi, anzi, ti confrontavi proprio, con il tuo maestro. Posso ben immaginare quanto tu sia cresciuto; se non ricordo male, hai quasi la stessa età dei mie figli. Una curiosità: il tuo nome di battesimo era uno tra i papabili quando ancora non avevo scelto come chiamare il mio secondogenito. Normale che ti scriva. Dopo tutti i cambiamenti di questi ultimi mesi, mi chiedo se tu sia ancora così convinto di voler fare il Premier. Rappresenti una generazione che già si stava ripensando, così soggetta alla fluidità di un’epoca che non lascia spazio alla lentezza…
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A piedi nudi
Un giorno, poi una settimana; un mese, e finalmente la primavera, così sospirata, così attesa e voluta con la stessa intensità che precede lo scarto della carta organza color pastello che tiene prigioniero l’uovo di cioccolato, nascondendone la squisita prelibatezza alle bocche, già spalancate, dei più piccoli. La gioia dopo l’attesa. L’appagamento dopo il desiderio. Non è più così per i grandi, che a tavola, per Pasqua, continuano ad assaporare, senza convinzione, le succulente preparazioni che incedono senza sosta nei piatti di porcellana CAM, in bella mostra come tanti soldatini impettiti nelle loro uniformi sgargianti, nel tentativo di restituire lustro a quel che resta dell’eredità dei bisnonni. Altri tempi… sì,…
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Piste cyclable
Piste cyclable. Il cartello era fissato a pochi passi da loro, ben visibile dalla carreggiata che avrebbero dovuto ripercorrere Alice, Laura, Giovanna, Sara e Lisa, per rientrare al Velodromo dove si stava ancora disputando la prima giornata del Campionato Mondiale di Jemmelle.Oltre il segnale stradale che vietava ai veicoli a motore di sfrecciare lungo il sentiero sterrato si intravedeva un fitto bosco di latifoglie, intervallato qua e là da abeti altissimi. Quel segnale pareva proprio essere l’invisibile porta d’accesso a Terabithia. – Ragazze, scusate, ma non possiamo proprio riprendere la statale con un paesaggio simile!– E se ci perdiamo?– Ma chi??? Hai visto anche tu sull’opuscolo che Rochefort è collegata…
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Per la stessa strada
Cara Teresa, vorrei lenire la tua tristezza, per non sentire la mia, per non ascoltare i timori del mondo. Non è abbandono la solitudine. Può essere dolce e lento ripensamento. Cos’è la distanza, se non la misura degli affetti? Ciò che ora ci tiene lontani, presto ci riavvicinerà in modo nuovo. Sta a noi cercarlo, per la promessa fatta, per la strada che percorrendo trovavamo d’aiuto. E’ lì, dietro i tralicci di vite rossa, e si espande pian piano. Fluisce lentamente e si fa acqua. Immobile, cheta acqua. Vita, soltanto vita. Per la stessa stradacominciammo andarecamminando a fiancopronti ad aiutarcidicevamo.Ma eccoci quiestranei a noi stessisenza mai tendereuna manoLa nebbia ci…
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L’arcano
Cara Liliana,sono preoccupata: non ricevo notizie da tua nipote Irene ormai da qualche tempo. Da quando, cioè, si è lasciata turlupinare da quella ciarlatana di una cartomante… Come si chiama? Marika? Mi sembra che abbia troppa influenza sulla tua adorata nipotina. Non vorrei che dietro la lettura dei tarocchi si celasse qualcos’altro. La nostra, fortunatamente, è una città tranquilla, ma da quanto raccontano, resta custode di oscuri segreti. E di strane, silenziose presenze. Se non ricordo male la tua famiglia, in passato, è già incespicata in situazioni non proprio piacevoli: non vorrei che Irene si trovasse in qualche guaio. La vostra storia è un mistero che solleva questioni differenti e…
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Pane e marmellata
I giorni trascorrevano velocemente in compagnia di Dodo. Matricola universitaria, sognava di diventare un ingegnere biomedico, sicuro che la facoltà da lui scelta sarebbe stata la base e la premessa per un futuro lavorativo di successo in un settore in forte evoluzione. Lo affascinava la possibilità di fare ricerca pratica e teorica con lo scopo di migliorare la qualità e le aspettative di vita dei soggetti deboli, utilizzando tutti i mezzi possibili: dalla medicina all’elettronica. Se le macchine avessero svolto una parte consistente del lavoro umano (dalla casalinga all’operaio, dal pensionato all’amministratore delegato) avrebbero tutti sofferto meno stress e malattie invalidanti come quella di sua madre. Pensava soprattutto alle nuove…
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Quattro anni
Quattro anni passati a sfidare mio fratello. Quattro anni in cui lui ha sfidato me. Una partita, un’altra, un’altra ancora. Risultato: lui vince e io perdo. Lui perde a scuola e io vinco. Finiamo pari se si tratta di amici. Sono in svantaggio se ci sono di mezzo mamma e papà. Secondo me lui è il preferito, anche se dice la stessa cosa di me. Come fa a pensarlo, visto che il suo tatuaggio l’ha fatto in un centro Tattoo, dove gli hanno iniettato un omino di subbuteo tutto nero nell’avambraccio sinistro? Ma quella volta, in Belgio, mia madre non poteva perdersi sul serio? Con me ha fatto un sacco…
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Prodromi di primavera
Una primavera sospesa, la tua, la mia, quella di infinita gente. A marzo, sul mio argine, cara Teresa, ho ascoltato il silenzio e non mi è piaciuto. Poi, il nulla. Ma come – dirai – se ti è sempre piaciuto così tanto?Sì, ma questa volta non l’ho scelto io. Non ho scelto liberamente. Non mi è stato neppure imposto. E’ arrivato e si è preso tutto, ma solo per un po’. Non è più il tempo della mimosa, si è dissolto il suo pungente profumo. La stanchezza lascia il passo ad una lacrima che, fresca, scivola sulla guancia arrossata dal sole. In lontananza l’autostrada e, vicino, l’incedere veloce dell’uomo che…