Innamorarsi a Parigi
Cara Annette,
o devo chiamarti Annina?
Avevi ragione tu, Parigi vive di mille luci diverse, alcune strabilianti, altre un po’ meno.
Ci sono stata, sai, qualche anno fa e ora capisco perché molti se ne innamorino. Mentre l’attraversi, anche se di corsa, riesci a sentirne i profumi contrastanti e quanto cambi la luce da un quartiere all’altro! Sì, scusa, hai ragione, si dice arrondissement, non riesco mai a ricordarmelo. Fatto sta che, a seconda del luogo che percorri, provi la sensazione di attraversare un tunnel temporale: una volta sei nella Francia del Re Sole, un’altra in quella coloniale, un’altra ancora in uno sfavillante cabaret pieno di fumo degli anni Trenta. Sfavillante quanto il Luxure, con “la sua strana miscela di sensualità, potere, mistero […]? (R. Ventrella, Innamorarsi a Parigi, Newton Compton Editori). Nella Parigi del 1934, anno in cui prende forma la tua storia.
Sei una tra le belle icone controverse, talvolta incoerenti, di Rosa Ventrella, come Veronica, protagonista de Honorata cortigiana vissuta a Venezia nel Cinquecento, tra gli eccessi della Repubblica Marinara e la miseria dei vicoli portuali; o la badessa Benedetta Carlini, in La visionaria, romanzo candidato al Premio Campiello 2013.
Quanta passione riuscite a trasmettere, voi, figure femminili, che solo in apparenza avete avuto un ruolo marginale nella storia, ma che avete contribuito a cambiarne il corso!
Nel caso le sentissi, per lettera o per Skype, salutami anche le altre, in particolare quella nuova, che chiamate tra voi, scherzosamente, Malalegna. Meno male che sta al gioco… Personalmente non la conosco ancora, ma dammi tempo, recupererò. Già vi immagino in qualche salotto in compagnia della Mennulara e di Maria, di Lena e Saulina, dell’Accabadora e di Morgana. Siete riuscite a collegarvi con la figlia dell’aggiustaossa o anche voi avete una connessione ballerina? Tenete conto che sta in Cina lei, credo sia difficile contattarla, ora.
Che belle che siete? E non sto parlando di avvenenza fisica, ma di carattere e sostanza. Un anno fa mi è capitato di leggere un saggio di Bruno Vespa sull’argomento e ho scoperto alcuni dettagli curiosi appartenenti alla vita di donne più o meno celebri della storia, quella con la esse maiuscola. Se ti va, prendilo pure, si trova nello scaffale con la dicitura “biografie”, di fianco a “narrativa rosa, italiana e straniera”.
Mi chiedo quali ricerche ci siano state, durante la costruzione del tuo personaggio e quanto sia solo frutto d’immaginazione. Siete voi, anime di carta, che attraversate ingorde la mente o è la mente ad essere famelica di ciò che raccontate?
Come nasce l’ispirazione, se esiste un confine definito tra reale e immaginario, tra storia e romanzo, me l’ha scritto qualche giorno fa Nitto, il carabiniere di Ghizzoni, ma immagino si riferisse alla sua di vicenda, vorrei avere anche la tua opinione. Magari ne avete parlato, seduti ad un tavolo di piazza Stradivari, in compagnia dei vostri autori, entrambi della provincia cremonese.
So che la tua Rosa è laureata in storia contemporanea, ha un master in Dirigenza Scolastica, ha lavorato come editor esterno e scrive per la rivista I fiori del male. Organizza laboratori di scrittura creativa per ragazzi, insegna lettere, è moglie e mamma. Come fa a fare tutto? Una volta mi hai accennato che non è così semplice occuparsi contemporaneamente del privato e di più progetti impegnativi, anche se appartengono alla sfera dei propri interessi e si ha una naturale predisposizione per. Allora, dimmi, qual è il segreto? Esiste per caso un elisir tipo quello di lunga vita? Sai, potrei ordinarne un barile o due.
In una tua precedente lettera mi hai scritto che le donne di cui racconta – e vi sei compresa anche tu – la portano inevitabilmente a calarsi anche in possibili ruoli maschili e a chiedersi se sia il destino o il caso a legare tra loro avvenimenti e persone. Da questa ricerca, mi pare d’aver capito, è nato Innamorarsi a Parigi, un ritratto d’epoca veritiero, come lo può essere un romanzo storico di Tracy Chevalier, che Rosa ama moltissimo.
Io, invece, l’orecchino di perla non è che l’ami così tanto (al contrario del romanzo), da quando l’inverno scorso, mi si è incastrato nella trama di una sciarpa, dividendomi il lobo destro. Non sarò una vipera, ma qualcosa di biforcuto l’ho anch’io, ora. Certo, potrei farlo ricucire, ma mi hanno chiesto seicento euro… in una clinica convenzionata! Me lo tengo così. Vorrà dire che terrò i capelli lunghi, tanto i parrucchieri sono ancora chiusi, purtroppo.
Ma tu, con i tuoi lunghi boccoli neri, canterai ancora la stessa canzone? “Un invito al ritorno, un arrivederci alla prossima serata da sogno.”
Con affetto,
Elena
Maria: https://www.ibs.it/caffe-amaro-libro-simonetta-agnello-hornby/e/9788807031830
Lena: https://www.amazon.it/corsaro-rosa-Sveva-Casati-Modignani/dp/886836588X/ref=dp_ob_title_bk
Saulina: https://www.sperling.it/libri/saulina-il-vento-del-passato-sveva-casati-modignani
Accabadora: https://www.mymovies.it/film/2015/laccabadora/
Morgana: https://www.librimondadori.it/libri/morgana-michela-murgia-chiara-tagliaferri/
La figlia dell’aggiustaossa: https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-figlia-dellaggiustaossa-1/
L’orecchino: https://neripozza.it/libri/la-ragazza-con-lorecchino-di-perla


